Roma, 15 ott – Ecco, dunque, che nella politica estera l’uso della forza diventa una contraddizione spesso insanabile, che mette la Sinistra in una crisi di identità che può finire per produrre incertezza. Quindi, in questi casi, si rifugia nel “sostegno dato alle Nazioni Unite e alla Corte penale internazionale”, come nel caso degli attacchi dell’11 settembre quando, molta parte della Sinistra americana, voleva “affidarsi a queste istituzioni anziché agire unilateralmente o con gli alleati più stretti contro Al Qaeda”. Con queste premesse, per Walzer “la Sinistra ha perso la bussola”. Come la ritrova? Lui ha un “programma modesto: mettere la decenza al primo posto”. Il che, in atti concreti, si traduce nella necessità di ritrovare una ideologia; di trasformare l’alienazione e l’impotenza in atteggiamenti di critica radicale e incisiva, diventando anche un po’ selvaggi; smettendo di biasimare l’America, attribuendo a essa la responsabilità di ciò che va bene o male nel mondo. In questo modo la Sinistra deve convincersi che “se diamo valore alla democrazia, dobbiamo essere pronti a difenderla, in patria ovviamente, ma non soltanto lì”. (Ema)