Roma, 22 ott – Oggi dipinta come l’elemento che metterebbe a soqquadro l’ordine costituito europeo e occidentale, la nostra sicurezza e il nostro benessere. Eppure le cose non stanno così, quindi la tesi di Nunnari, già nel sottotitolo del libro, è che “solo il mare nostro ci salverà”. Il riconoscere la storia mediterranea e proiettarla nel futuro sarà il nostro destino e salverà l’Europa in disfacimento: “Un’Europa da rianimare con urgenza o peggio da risuscitare, non può prescindere dal volgere lo sguardo alle sue radici, siano esse greche, latine, ebraiche o cristiane o arabe. Se [l’Europa] vuole un futuro deve tornare a interrogare la sua storia, che è tutta quanta compresa entro le sponde del Mediterraneo”. E dove sta l’essenza di questa storia? Nel “fatto che nel Mediterraneo, qualunque punto, partendo da un altro punto, può essere raggiunto solo in pochi giorni di navigazione, ha consentito ai popoli navigatori facilità di movimenti, rapporti di ogni tipo, come commercio, guerra, tecniche, leggende e linguaggi”. E oggi, le nuove tecnologie della navigazione via mare e via internet, hanno accorciato tempi e distanze aumentando i rapporti. Per cui è non solo inutile pensare, come fa parte dell’Occidente e come ricorda l’autore, che il Mediterraneo sia “una frontiera da sorvegliare, per sbarrare il passo ai migranti”, è anche avulso dalla storia dello stesso Occidente. Perché, come scriveva il poeta francese Paul Valéry, “tutti i fattori essenziali del successivo formarsi della civiltà europea e occidentale, non sono altro che i prodotti delle continue contaminazioni mediterranee. È nelle rive di questo mare che la scienza si è liberata dall’empirismo e dalla pratica, che l’arte si è spogliata dalle sue origini simboliche, la letteratura si è costituita in generi ben distinti, mentre la filosofia ha saggiato le sue infinite possibilità”. Dunque il Mediterraneo non è solo eredità del passato, ma destino del futuro. (Ema)