Roma, 22 ott – Nel libro che hai scritto con Alfredo Rapetti Mogol, ‘Scrivere una canzone’ edito da Zanichelli nel 2012, hai sostenuto che la tua canzone ideale debba essere ‘sincera’ e ‘naturale’, e debba essere scevra da filtri o condizionamenti se non quelli legati al controllo logico-formale del testo. Queste indicazioni che date ai vostri studenti del CET bastano per individuare una canzone d’autore, o c’è dell’altro?.
“No ovviamente non basta. C’è la parte metafisica, ossia l’ispirazione, l’avere qualcosa da dire. La cosa che posso consigliare ai miei studenti è di essere curiosi. La curiosità nei confronti della vita è il motore di tutto. Poi, ovviamente, c’è una parte tecnica. Una canzone non dura di più di tre minuti e mezzo, e in questo lasso di tempo così breve non c’è spazio per divagazioni intellettualoidi. È imperativo coinvolgere quanta più gente possibile, io ho scritto sempre per la gente, amo il ‘pop’ perché è del popolo e di conseguenza cerco di essere più chiaro possibile”.
C’e’ una canzone nel tuo album “Quando passa Maria”, che a mio parere è un piccolo capolavoro perché utilizza un linguaggio e richiama situazioni che si potevano trovare nei primi storici dischi di De Andre’.
“In effetti quella situazione l’ho vissuta di persona. Io vivo in un piccolo paesino dell’Umbria e stavo prendendo un caffè in piazza quando in lontananza apparve una donna, decisamente notevole dal punto di vista fisico, con un leggiadro abitino colorato, che magnetizzò l’attenzione di tutti, mia e degli altri vecchietti seduti ai tavoli. Fu come se il tempo si fosse fermato. Seguimmo con lo sguardo quella signora fino a che scomparve dietro l’angolo. Nessuno seppe mai come si chiamasse, né si fece rivedere in paese. Nella mia canzone ho voluto rievocare quel momento magico e misterioso”. (BIG ITALY / SEGUE)