Roma, 22 ott – Un’ultima domanda. In questi giorni sul palco dell’Ariston si sono alternati, oltre a te, altri tre artisti nati in Sicilia o di origini siciliane (Pippo Pollina, Sighanda, e Francesca Incudine) Come lo spieghi? È un caso o voi siciliani avete una marcia in più? E’ forse la naturale musicalità del vostro dialetto che ne agevola l’utilizzo nella scrittura di canzoni? O c’è dell’altro?
“No, non è solo un punto di musicalità. La Sicilia vanta da sempre una solidissima tradizione letteraria e culturale, con autori del calibro di Sciascia, Quasimodo, Verga, Pirandello, Camilleri, Battiato e tanti altri. La Sicilia è l’isola più grande del Mediterraneo, ed è stata crogiolo di culture diverse che hanno arricchito questa tradizione. In Sicilia c’è il sole, c’è il mare, si mangia bene e la gente è gentile e ospitale. Ma ci sono anche tante contraddizioni e tanti problemi, e tutti questi elementi inevitabilmente si riflettono nella cultura e nello spirito di quella terra. Considera, per esempio, ‘Vitti na crozza’ cantata da Modugno. E’ una canzone assai triste e amara, ma contiene un ritornello allegro e brioso. Tutto questo è un modo scanzonato di rappresentare una tragedia, è la cifra che identifica l’utilizzo del dialetto siciliano in musica”. (MC)
(BIG ITALY)