Roma, 24 ott – La tipologia di pasta italiana più consumata è, naturalmente, quella di semola di grano duro, il formato più amato gli spaghetti. Ma accanto alla tradizione è boom delle tipologie legate a benessere e salute, con cui i pastai italiani puntano a consolidare la loro leadership: ed ecco la pasta integrale, biologica, senza glutine o con l’aggiunta di altri ingredienti, come legumi, spezie e superfoods (ceci, lenticchie, curcuma, grano saraceno, sorgo, amaranto, teff, etc). E ancora, quella a rapida cottura, pronta dopo soli 4 minuti nell’acqua bollente. Non è una pasta precotta, ma è ottenuta con particolari tecniche di lavorazione: è più ricca d’acqua rispetto alla pasta comune e quindi, a parità di peso, fornisce anche meno calorie. “In un mercato sempre più competitivo, con nuovi e più aggressivi concorrenti, possiamo vincere solo puntando sulla qualità, anche perché la pasta italiana fa da volano ad altri comparti chiave del Made in Italy, come olio, formaggio e pomodoro – spiega Luigi Cristiano Laurenza, Segretario generale dei pastai di AIDEPI. Grazie all’innovazione, oggi possiamo affermare che c’è un piatto di pasta per tutti, su misura di gusto e esigenze nutrizionali individuali, realizzato con la qualità che il mondo ci riconosce. Festeggeremo questo prodotto straordinario anche a Dubai, dove il World Pasta Day sarà l’occasione per presentarlo al mercato asiatico e mediorientale come il cibo perfetto per tutti, vero e proprio alimento del futuro, che unisce al gusto e convivialità anche un approccio al cibo nel segno del benessere e della sostenibilità”. E in Italia? Ci confermiamo i maggiori consumatori al mondo di pasta (23kg procapite/anno), dove la mangiano tutti, o quasi (99%) i nostri connazionali, in media circa 5 volte a settimana. Con una curiosità: il 46% la considera come l’alimento preferito, per ragioni di gusto o di salute (Dati Doxa-AIDEPI). E infatti, nell’ultimo anno le varianti salutistiche di pasta (integrale, bio, senza glutine, kamut, farro, con semole speciali, etc) hanno mostrato tassi di crescita vicini al 12%, con punte del 18% nel caso della pasta integrale. Anche se nei volumi il peso della pasta di semola tradizionale rappresenta ancora l’85% del mercato (elaborazioni AIDEPI 2017). (BIG ITALY / Red)