“Parlo a titolo personale. E sono credente. Credo però che le proprie convinzioni, o la propria fede, non possano influenzare una legge per tutti”, “dobbiamo rispettare e onorare la richiesta della Consulta. E impegnarci a fare una legge saggia che lasci alcuni margini di autodeterminazione. Sempre più italiani scelgono di andare a morire all’estero, sommando dolori a dolori. Non è giusto. Si deve poter morire con dignità anche qui, il Parlamento non può più sottrarsi al compito di legiferare, anche su argomenti così divisivi” e“il dolore, la malattia non hanno schieramenti politici”. Così Giulia Bongiorno, avvocato e ministro della Funzione Pubblica, in una intervista a Repubblica definisce “necessario e importante” il monito della Corte Costituzionale. Ossia l’ultimatum al Parlamento perché colmi, entro un anno, con normative adeguate, “il vuoto di tutela costituzionale” sull’aiuto al suicidio. Una legge entro un anno? “Sì, ci credo. Quando si tratta di leggi su temi così divisivi, il Parlamento spesso abdica per evitare scontri. Eppure sono proprio queste le leggi che più interessano le persone, toccano la vita di tutti. Non possiamo rimandare”. E ricorda i tanti italiani che vanno a morire all’estero come dj Fabo: “Sono degli eroi del dolore. Costretti a compiere viaggi strazianti per poter morire. Sempre più numerosi. Ma un paese civile non può avere bisogno di eroi del dolore, dei migranti della morte, per decidere di fare una legge”. “di certo non sarà una legge che farà felici tutti, è evidente. Il Parlamento dovrebbe lavorare sottovoce, con pacatezza, per arrivare al miglior testo possibile”, sono anni che discutiamo di questi temi. E la Consulta è stata chiara, c’è un vuoto che bisogna colmare, c’è una data di scadenza. Certo, non so se potremo farcela davvero in 12 mesi. Ritengo, comunque, che questa legislatura non possa concludersi senza un impegno ad affrontare le regole della libertà di autodeterminazione, in casi simili a quelli indicati dalla Corte”. (25 ott – red)
