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Così Salerno va
alla scoperta delle
‘terre dei Principi’

it@withub.it by it@withub.it
26 Ottobre 2018
in Archivio speciali - Mostre
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NELLE TERRE DEI PRINCIPI, MONACI E COMUNITÀ ITALOGRECHE NEL PRINCIPATO LONGOBARDO DI SALERNO

“Nelle terre dei principi – Monaci e Comunità italo-greche nel Principato longobardo di Salerno” è la mostra documentaria che la Fondazione MIdA di Pertosa,in provincia di Salerno, ospiterà fino al  30/09/2019.  “Le terre dei Principi”, è così che vengono definiti i domini dei Longobardi del Sud nella Vita di s. Nilo da Rossano. La conquista araba della Sicilia, iniziata nell’827 con i primi sbarchi di Saraceni nel trapanese, innescò un significativo flusso migratorio che si protrasse fin oltre la metà dell’XI secolo. Interi nuclei familiari abbandonarono l’isola e la Calabria meridionale spingendosi aNord per insediarsi nei territori dell’alto cosentino e nelle Valli del Sinni e dell’Agri, nella Basilicata occidentale, fino ad oltrepassare la frontiera che separava i domini bizantini da quelli longobardi, raggiungendo la Costiera amalfitana e la stessa Salerno, ma soprattutto occupando vasti comparti della Campania meridionale che allora costituiva il demanio dei Principi longobardi di Salerno.  Tra i migranti trovarono rifugio “nelle terre dei Principi” anche numerosi monaci che, in accordo con i signori locali, ricostruirono chiese abbandonate e fondarono monasteri, diventando punto di riferimento per le realtà locali e fungendo anche da attrattori per lo stanziamentodi altri migranti. Si assiste così all’incremento del popolamento, con la nascita spesso di nuovi insediamenti, e allo sviluppo della messa a coltura nel vasto comparto territoriale posto a Sud del Sele.  Sono proprio i racconti biografici di alcuni santi e monaciitalo-greciad offrire un quadro molto suggestivo delle dinamiche di questo flusso migratorio, insieme alla documentazione d’archivio e alle evidenze storico-artistiche ed architettoniche sopravvissute. É attraverso l’analisi di queste testimonianze che la mostra racconta lo svolgimento di una migrazione e dei suoi esiti economici, sociali oltre che culturali e religiosi, nelle terre d’arrivo.La ricostruzione che gli studiosi sono stati in grado di offrire al pubblico è un viaggio nei territori di 85 Comuni della Calabria, della Basilicata e della Campania, tutti legati profondamente da questo momento storico e dalla condivisione della stessa matrice culturale e devozionale che ha prodotto e che ancora oggi si può riconoscere come fondamento nella costituzione del patrimonio identitario delle rispettive comunità. Ma è anche la trama di una Storia che non si trova nella manualistica corrente e che troppo spesso è stata relegata ad un ambito specialistico precludendone la fruizione al grande pubblico.  Negli intendimenti della Fondazione MIdA e dell’Assessorato per lo Sviluppo e la Promozione del Turismo della Regione Campania che ne hanno voluto la realizzazione, la mostra vuole rispondere ad una esigenza profondamente sentita dagli abitanti delle cosiddette “Aree interne”, quella di recuperare la memoria del passato, di riscoprirne il significato prima di tutto comeeredità di un percorso esistenziale collettivo, lo stessoche ha creato il legame con il territorio d’origine e che si pone a presuppostoindispensabile del loro senso di appartenenza. Per la prima volta, in un’unica sede, viene proposto, attraverso un suggestivo repertorio di immagini, un patrimonio storico, artistico e monumentale sconosciuto al grande pubblico.Cicli pittorici e lacerti di affreschi di antichi monasteri e chiese,come San Giovanni in Fonte nel Vallo di Diano, o Santa Maria di Pattano nel cuore del Cilento, Santa Maria della Sperlonga nella valle del Seleo San Nicola dei Greci a Scalea.Planimetrie, immagini zenitali, riprese dall’alto di droni,immergono lo spettatore nella dimensione spaziale di siti poco noti o del tutto sconosciuti, spiegandone il significato storicoe il ruolo sociale ed economico che hanno avuto nello sviluppo del territorio. La mostra documentaria propone anche la lettura di antiche pergamene redatte in lingua greca, i cui contenuti sono stati resi accessibili attraverso traduzioni e descrizioni sintetiche. Si tratta di testamenti, atti di compravendita, permute, donazioni ad enti religiosi … spaccati di quotidianità che riportano in vita le comunità greche insediate, nei secoli centrali del Medioevo, lungo la Valle del Tanagro. E ancora frammenti e riproduzioni di libri liturgici, di oggetti sacri, tavole che ricostruiscono, attraverso il censimento delle sottoscrizioni o dei relitti toponomastici, la diffusione e la distribuzione della presenza e della culturabizantine nella Lucania longobarda.  La mostra si compone di tre sezioni e 94 pannellie si avvale di un ampio spettro di produzioni multimediali. Lo spazio espositivo prevede anche la ricostruzione di due Grotte in grandezza naturale la cui finalità è riprodurre alcuni degli scenari più suggestivi che hanno fatto da sfondo alle vicende descritte nella mostra. (red- 26 ott)

 



TRENTO: GRANDE GUERRA, MEMORIALE TRENTINO

Inaugurato il Memoriale dei caduti trentini della Grande Guerra negli spazi espositivi del Castello di Rovereto. Così la Provincia, con la collaborazione della Fondazione Museo storico del Trentino e del Museo Storico Italiano della Guerra, onora la prima giornata istituita per ricordare le vittime e i caduti trentini del Primo conflitto mondiale, che in base alla legge provinciale 11/2017 cade il 14 ottobre di ogni anno. Il nuovo spazio espositivo, al termine del restauro dell’Ossario di Castel Dante, sarà collocato negli spazi del Sacrario. I nomi e i dati dei caduti saranno incisi su formelle in pietra collocate su lapidi adagiate sul terreno lungo il percorso: 12.000 nomi circa, per un’area di 2.000 mq, che potrà aprirsi ad ulteriori nomi che dovessero emergere durante gli anni. Si prevede la realizzazione di un’installazione, tramite rivestimento metallico amovibile, dall’aspetto consunto, drammatico, dei residui bellici, che copra integralmente pavimento, soffitto e pareti. Incorporato nel rivestimento un grande schermo stratificato, dove si vedranno “scorrere” tutti i 12.000 nomi dei caduti. Ai lati quattro postazioni per la consultazione individuale. Il progetto viene anticipato da una installazione, fino al 15 novembre in piazza Dante, con due carrozze ferroviarie storiche, fondali per uno schermo su cui vengono proiettati alcuni filmati.

 

MILANO: I REPORTAGE DI FOLCO QUILICI

A Milano, presso la sede dell’associazione Interessi Metropolitani, fino al 26 novembre la mostra fotografica “Testimone del mondo” che raccoglie i preziosi reportage in bianconero realizzati negli anni Sessanta in diverse parti del mondo da Folco Quilici, noto regista, scrittore e documentarista ferrarese scomparso pochi mesi fa. Tutte le opere appartengono all’archivio di Fondazione 3M, istituzione culturale permanente di ricerca e formazione e proprietaria di uno storico archivio fotografico di oltre 110 mila immagini. Quilici descriveva infatti così la sua passione: “Tutta la mia attività di documentarista è sempre stata guidata dal sogno di bambino: scoprire, meravigliarsi, fantasticare”. Le opere sono la riproduzione del suo autentico giro del mondo, tema che lega le sue fotografie e si ritrova nei suoi viaggi: a Bangkok, di cui coglie la brulicante e sfuggente vitalità, nelle isole della Polinesia francese, piene di antiche tradizioni e riti suggestivi, nella Pampa argentina, con le sue forti contraddizioni fra passato e presente, e nei servizi sul Congo e sul Ciad, da cui emerge una cura della quotidianità, osservata in maniera attenta ma distaccata.

 

MILANO; ACHILLE FUNI  E GLI ALTRI DI “NOVECENTO”

Fino al 24 novembre il Centro Culturale di Milano ospita una rassegna dedicata ad Achille Funi (Ferrara, 1890-Appiano Gentile, CO, 1972). Esposte trenta opere, tra cui alcune inedite, dell’artista ferrarese, articolate a partire dagli esordi futuristi, fino alla moderna classicità di “Novecento”, movimento di cui è stato tra i fondatori con Mario Sironi. Inoltre è proposta una selezione di lavori dei sei compagni del gruppo originario del “Novecento” milanese, da Mario Sironi a Anselmo Bucci, Piero Marussig, Leonardo Dudreville, Ubaldo Oppi, Gian Emilio Malerba, accostati a quelli di Carlo Carrà, Arturo Tosi, Alberto Salietti, Pompeo Borra, Raffaele de Grada, amici e sodali di Funi nell’avventura novecentista. “Achille Funi e gli amici pittori di ‘Novecento’”, come si intitola l’esposizione, è un evento che si pone in dialogo con il programma di esposizioni milanesi, promosso dal Comune di Milano, dedicate al clima artistico e agli autori del Novecento Italiano. Accompagna la mostra un catalogo  arricchito da approfondimenti di studio sul magistero e sulla “bottega” funiani e sull’attività degli artisti italiani in Libia tra il 1934 e il 1940.

 

MILANO: LA NUOVA ARTE PAKISTANA E’ DONNA

Si tiene al Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano, fino al 26 novembre,“Art for Education: Artisti Contemporanei dal Pakistan”, la prima mostra collettiva di arte contemporanea pakistana in Italia, nata per sostenere The Citizens Foundation, ong pakistana che dal 1995 promuove l’istruzione femminile di qualità nel paese asiatico. La mostra, organizzata in partnership con il Museo Diocesano, è curata da Salima Hashmi, intellettuale tra le personalità più influenti in Pakistan e da Rosa Maria Falvo, scrittrice italo-australiana. In mostra 60 artisti pakistani – tra nomi affermati ed artisti emergenti, selezionati attraverso un concorso indetto da Italian Friends of TCF lo scorso anno. Molti degli artisti in mostra infatti, sono o sono stati docenti, diventando dei veri e propri mentor per i loro studenti anche al di fuori delle aule universitarie, a dimostrazione che l’arte può riflettere esigenze e critiche della società e farsene portavoce. La maggior parte degli artisti esposti in mostra sono donne e questo non è un caso, ma un aspetto legato alla tradizione e alla storia pakistana: nell’antichità l’artigianato era un’attività praticata a casa prevalentemente dalle donne, e persino in tempi recenti per una donna era molto più facile frequentare la scuola d’arte piuttosto che l’università. Oggi essere artista e donna in Pakistan è un valore aggiunto di cui abbiamo molti esempi, primo fra tutti quello di AdeelaSuleman, artista e direttrice del dipartimento di Belle Arti presso la Indus Valley School di arte e architettura a Karachi  e co-fondatore e direttrice di VASL Associazione Artisti del Pakistan. Mutuare la tradizione artistica non solo pakistana ma anche occidentale, combinandola con temi di attualità, è la strada che perseguono anche altre artiste come Aisha Khalid, Hamra Abbas e Nusra Latif Qureshi; quest’ultima nell’opera esposta in mostra lavora sull’interpretazione selettiva dei testi religiosi applicata alle donne, mostrando come la stessa parola che educa e libera può diventare uno strumento di soppressione nelle mani sbagliate. O ancora Naiza Khan che, come molti altri artisti contemporanei, riflette sul tema dell’urbanizzazione e della rovina, chiedendosi come re-immaginare la socialità in mezzo alla violenza quotidiana della globalizzazione postcoloniale.

 

ROMA: LA STORIA DELLA LIBIA “ITALIANA”

La mostra foto-documentaria “L’occupazione italiana della Libia. Violenza e colonialismo 1911-1943”, alla Casa della Memoria e della Storia di Roma fino al 22 novembre, approfondisce gli avvenimenti legati al periodo coloniale italiano, ancora poco noti, nel paese africano per meglio comprendere la difficile situazione degli ultimi anni. Presentate oltre duecento foto e decine di documenti. La mostra – organizzata dall’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza (IRSIFAR) e dalla Fondazione Meda, è promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale e realizzata dallo storico Costantino Di Sante con il contributo del Centro per l’Archivio Nazionale di Tripoli e la consulenza di SalaheddinSury, uno dei maggiori storici libici dell’età contemporanea.  

 

 

ROMA, 4 ARTISTI PER LE CASE ROMANE DEL CELIO

Sabino de Nichilo, Yvonne Ekman, Riccardo Monachesi e Mara van Wees – quattro artisti diversi accomunati dall’utilizzo della ceramica come medium espressivo per la realizzazione di progetti scultorei e installativi – si incontrano nella cornice di una mostra collettiva con l’intento di intrecciare di un dialogo tra di loro, con il pubblico e con i suggestivi spazi del sito archeologico delle Case Romane del Celio che li ospita fino al 19 novembre. La mostra, che si intitola “Domestica”,promossa da Fondo Edifici di Culto , ministero per i Beni culturali e Spazio Libero, riflette sull’idea di casa e sugli spazi dell’abitare, attraverso sculture e le installazioni site specifi. Mara van Wees scompone le architetture in alcune singole parti fondamentali, elementi costruttivi come il muro e la scala, a simboleggiare processi di separazione e unione. Altre suggestioni provengono invece dalle decorazioni pittoriche delle domus romane. Nell’intervento di Yvonne Ekman, l’area archeologica diventa teatro di una vivace reinterpretazione dei voli degli uccelli effigiati negli affreschi, che sciamano dalla parete e vengono riletti in chiave geometrica. Il banchetto è alla base del lavoro di Sabino de Nichilo mentre ai martiri Giovanni e Paolo p dedicato il lavoro di Riccardo Monachesi.

 

 

VENEZIA: INSTALLAZIONE CON 100MILA FRANCOBOLLI

Dopo il successo di pubblico ottenuto dall’opera di Fabrizio Plessi “Under Water” e dall’installazione “Waterbones” di Loris Cecchini, l’EventPavilion di Fondaco dei Tedeschi, a Venezia, presenta, fino al 25 novembre, “Greetings from Venice”, un’installazione site-specific di Elisabetta Di Maggio. Una opera che rimanda alla trama bizantina dei mosaici del pavimento della basilica di San Marco e dei principali edifici veneziani, i cui intrecci eleganti e sinuosi rimandano a un’idea di mappa che lega attimi vissuti, passi, incontri e silenzi. Protagonisti centomila francobolli, tutti usati e provenienti da ogni parte del mondo, che l’artista veneziana ha suddiviso per provenienza e per colore prima di disporli a formare la sua opera, con l’aiuto degli studenti del liceo Marco Polo di Venezia, come in una vera e propria bottega rinascimentale.

 

 

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