Roma, 30 ott – Dal 2015 l’Italia registra un nuovo dinamismo imprenditoriale, in tutte
le fasce (micro, medi e grandi imprese). Abbiamo una base produttiva di 4,4 milioni di
imprese che con oltre 17 milioni di addetti, su un totale di poco meno di 24 milioni
di occupati in Italia, rappresenta un motore di sviluppo insostituibile. Siamo il nono
paese al mondo per export, con oltre 450 miliardi di euro. “È questa base produttiva
il cuore pulsante dell’economia italiana. Siamo ai vertici dell’economia mondiale
anche nella globalizzazione” ma “le imprese – dice Maurizio Gardini, presidente di
Confcooperative – sono zavorrate da 31 miliardi di euro di costi della burocrazia;
impiegano 238 ore, oltre 6 settimane di lavoro, per pagare i 14 principali adempimenti
fiscali. Abbiamo una macchina statale idrovora di risorse che diventa vincolo allo
sviluppo invece di essere moltiplicatore di ricchezza. Alti i costi del lavoro, del
carico fiscale e dell’energia. Inoltre le imprese continuano a fare da banca alla
Pubblica Amministrazione. Germania e Francia hanno un’alta tassazione, ma una
crescita solida. L’Italia ha una tassazione alta a cui corrisponde una bassa crescita.
Fino a quando la rana riuscirà a saltare?”. Ecco quindi le “zavorre” ammazza imprese
secondo un focus Censis/Confcooperative. Burocrazia: 31 miliardi e oltre 6 settimane
per 14 adempimenti fiscali. Energia: quarta bolletta più cara d’Europa. Debiti Pa: 57
miliardi, 3,3% del Pil, il 50% pagati dopo 104 giorni. Lavoro, carico fiscale
superiore del 12% alla media Ocse. I mali endemici del Sistema Italia frenano quindi
la ripartenza. (SEGUE)