Il Pil 2017 è arrivato a 1.725 miliardi di euro, dato che fa dell’Italia l’11ma
economia mondiale, il nono paese per volume di esportazioni (450 miliardi di euro). Il
Sistema di imprese resta molto dinamico, nonostante il forte impatto della “Grande
Recessione”: 4 milioni e 390mila unità che danno lavoro a quasi 17 milioni di addetti
nel 2017, vero asset strategico del Paese. Per quanto riguarda i segnali di debolezza
del nostro sistema economico si evidenzia che fra il 1995 e il 2017, la crescita annua
del Pil è stata pari allo 0,6%, contro l’1,4% della Germania, l’1,6% della Francia e
il 2,2% della Spagna. Prima della crisi, il tasso medio annuo si era attestato
all’1,5%, nei sette anni di crisi (2008-2013) la perdita di prodotto è stata più forte
in Italia, e anche nel 2017 la crescita si presenta meno sostenuta rispetto a quanto
accade negli altri paesi europei. Per il World Economic Forum nella classifica
generale della competitività su 140 paesi, i peggiori risultati per l’Italia si
registrano nella qualità del sistema istituzionale (56° posto), nel mercato del lavoro
(79° posto), nella stabilità macroeconomica, nello sviluppo delle tecnologie più
innovative. Per la Banca Mondiale, il “fare impresa” in Italia presenta aspetti
critici che condizionano la performance complessiva: su 190 paesi, occupiamo il 112°
posto per adempimenti fiscali, il 102° posto nella tutela dei contratti, il 96° posto
nelle procedure che condizionano l’ottenimento dei permessi edilizi, il 66° in quelle
che vincolano l’avvio di una nuova impresa. Tre i principali fattori su cui l’Italia
dovrebbe prioritariamente intervenire per migliorare la capacità attrattiva degli
investimenti esteri: carico fiscale, carico normativo e burocratico e i tempi della
giustizia civile. (SEGUE)