Domani – dopo la chiusura delle Borse – saranno pubblicati i risultati degli stress test elaborati dall’Autorità bancaria europea sui 48 principali istituti di credito del continente. Il test è un esame che ha lo scopo di accertare quanto il capitale delle banche sia in grado di resistere a eventi economici avversi. Gli istituti italiani sotto esame sono quattro: IntesaSanpaolo, Unicredit, BancoBPM e UBI Banca. Oltre a queste banche, la Bce condurrà il proprio test (senza renderne noti gli esiti) anche sulle altre banche significative, tra cui la Popolare dell’Emilia Romagna, Mediobanca, Carige e Iccrea.
Gli stress test europei furono eseguiti una prima volta nel 2014 e poi replicati nel 2016. Questa volta la prova sarà più severa, anche perché più diffuse sono le inquietudini per l’evoluzione degli scenari macroeconomici. Quando una banca non supera in maniera adeguata gli stress test le autorità di vigilanza possono intervenire imponendo misure di vario genere e gravità: cambiamenti organizzativi o di strategia, un incremento delle riserve di liquidità, la sospensione dei dividendi o un aumento di capitale. Le banche posizionate al di sotto di una delle soglie sono tenute a presentare un piano d’azione per la pronta ricapitalizzazione dell’azienda, al quale posso partecipare anche i singoli Stati.
Questa volta a rischiare di più non sono le banche italiane, bensì gli istituti tedeschi e francesi che sono i più esposti per la qualità dei titoli posseduti. L’esito degli stress test arriva tuttavia in un momento in cui le banche italiane sono sotto pressione per l’impennata dello spread. Secondo alcuni calcoli, per ogni rialzo dello spread di 100 punti le prime dieci banche italiane arrivano a perdere circa 3 miliardi e mezzo in termini di valore dei titoli di Stato detenuti in portafoglio. Questo ha inevitabilmente dei riflessi sul costo del credito erogato a famiglie e imprese.