Roma, 2 nov – “Il malessere dei nostri associati è forte, i risultati in termini di previsioni purtroppo non aiutano, la posizione sulla Torino-Lione amareggia e delude”. Così alla Nazione-Giorno-Carlino il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia deluso dalle scelte del governo nella manovra. “La politica — afferma Boccia — dovrebbe trasformare le speranze in certezze, immaginare e costruire un Paese migliore non ignorando le ragioni della crescita e dell’economia per le famiglie e per le imprese”. E invece, afferma Boccia, sta costando caro il muro contro muro con l’Europa, i mercati, le parti sociali: “Il costo più rilevante riguarda il deterioramento del valore dei titoli del debito pubblico italiano detenuti dalle banche. Con la doppia conseguenza, negativa per le famiglie e le imprese, che il credito diventa più selettivo e dunque più difficile da erogare e questo sicuramente influirà negativamente sulla crescita. Inoltre, il costo del denaro diventa più alto come si sta accorgendo chi ha un mutuo a tasso variabile”. Inoltre, iI fermo sulle grandi opere, di matrice grillina, rischia di rivelarsi un boomerang per il Paese, ma anche per la maggioranza. “Le infrastrutture per tutti i Paesi del mondo sono espressione di una idea di società. Noi vorremmo che prevalesse una visione del Paese che sia centrale tra Europa e Mediterraneo, aperto a Est e Ovest. Un esempio per tutti: l’apertura dei cantieri per la Tav Torino-Lione attiverà 50mila posti di lavoro per un totale di salari per anno a regime di 900 milioni di euro e una riduzione annuale di emissioni inquinanti pari a quelle prodotte da una città di circa 300mi1a abitanti. L’investimento è di 8,6 miliardi di euro di cui circa 3,5 a carico dell’Europa, poco più di 2 miliardi per la Francia e circa 3 miliardi per l’Italia”. “Un’opera che diventerebbe un patrimonio per il Paese e che durerebbe decine di anni”. (red)