Roma, 5 nov – A differenza della SAD, nel quinquennio 2009-2013 l’ADI Assistenza Domiciliare Integrata, registra un incremento passando dal 3,7% al 4,8% della popolazione anziana. Nel 2013 riuscivano ad accedere al servizio ADI solo il 23,7% del totale degli anziani con limitazioni funzionali. Negli ultimi due decenni le famiglie italiane hanno fatto ampio ricorso al lavoro di cura informale, malgrado presenti molte criticità: nero, qualificazione degli operatori, rapporto tra domanda e offerta, ecc. Ma le vere incognite che incombono sulla sostenibilità del sistema sono di natura economica. I costi di questo welfare “informale” grava sui bilanci delle famiglie, a fronte di una spesa media mensile di 667 solo il 31,4% riesce a ricevere una qualche forma di sostegno pubblico, rappresentato perlopiù dall’Accompagno (19,9%). Se complessivamente la spesa che le famiglie sostengono incide per il 29,5% sul reddito famigliare non stupisce che la maggioranza di esse (56,4%) non riesca più a farvi fronte e sia corsa ai ripari: il 48,2% ha ridotto i consumi, pur di mantenere il collaboratore; il 20,2% ha intaccato i propri risparmi; addirittura il 2,8% delle famiglie si è dovuta indebitare. Molte famiglie (il 15,1% ma al Nord la percentuale arriva al 20%), hanno dichiarato di considerare l’ipotesi che un membro della famiglia possa rinunciare al lavoro per “prendere il posto” della badante. (SEGUE)