Roma, 5 nov – Per quanto lo scenario di qui ai prossimi anni appaia gravido di incertezze si stima comunque che l’evoluzione della domanda di “badanti”, mantenendo stabile il tasso di utilizzo dei servizi da parte delle famiglie, porterà il numero degli attuali collaboratori da 1 milione 655 mila a 2 milioni 151 nel 2030, determinando un fabbisogno aggiuntivo complessivo di circa 500 mila unità. È questo il dato che emerge dalla ricerca Fondazione CENSIS e ISMU. L’assistenza (che per la parte pubblica comprende l’assistenza sociale, mentre quella sociosanitaria è inglobata nelle sanità) è un’area critica. Il suo valore complessivo – ci dice l’Osservatorio sul bilancio del welfare delle famiglie del 2017 – è di 31,4 miliardi, solamente l’1,9% del PIL, del tutto inadeguata a fronte dell’invecchiamento della popolazione e dell’emergere di nuovi bisogni di cura delle persone e di sostegno alle famiglie. La spesa pubblica contribuisce per il 52,4% molto meno che per altri settori. Come è noto, le prestazioni di assistenza sociale sono affidate principalmente alle amministrazioni locali, sempre più in difficoltà a causa della riduzione delle risorse disponibili. (SEGUE)