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Editoria, Riffeser Monti (Fieg): Qualità è antidoto a fake news

it@withub.it by it@withub.it
6 Novembre 2018
in News dal mondo HP, Protagonisti
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Eletto all’unanimità presidente della Fieg quattro mesi fa, Andrea Riffeser Monti ha accettato di guidare gli editori italiani nel periodo forse più difficile per l’industria dell’informazione, stretta tra la concorrenza (spesso sleale) del web e i pregiudizi di una politica che con i giornali ha rapporti conflittuali. Riffeser sta dirigendo la Fieg con il piglio dell’imprenditore. Laureato in Scienze Economiche, è Vice Presidente e Amministratore Delegato di Poligrafici Editoriale, quinto gruppo italiano del settore. Nel suo programma di lavoro pochi ma chiari impegni: dagli accordi da siglare con enti pubblici e istituzioni per delineare strategie di collaborazione e crescita del settore alla regolamentazione della pubblicità a garanzia di lettori ed editori; dalla definizione di una nuova relazione tra stampa, lettori e cittadini al riequilibrio delle risorse pubblicitarie attraverso l’introduzione di tetti di raccolta per tv e radio; fino alla tutela del prodotto editoriale partendo dal riconoscimento del copyright anche nel web.

Presidente Riffeser, il Censis conferma quello che vediamo tutti, e cioè che lo sviluppo impetuoso dei media digitali si accompagna a un discorso diametralmente opposto che riguarda la carta stampata: il 56% degli italiani non contempla abitualmente nella sua dieta mediatica i mezzi cartacei, libri, giornali, riviste, periodici di carta. L’industria editoriale per non soccombere deve cambiare pelle, declinando i suoi contenuti nei nuovi formati digitali. Lo sta facendo?

“Sì, lo sta facendo. Le edizioni on line dei grandi quotidiani e delle agenzie di stampa sono sempre più ricche e originali. Sta crescendo anche la presenza dell’editoria professionale nel mondo dei social. Dobbiamo però sapere che i veri risultati dal mondo digitale arriveranno tra qualche anno, quando cioè gli editori e i lettori avranno condiviso il concetto che per avere informazione di buona qualità si deve pagare, magari anche solo un prezzo simbolico. Si deve riconoscere il valore dell’informazione fatta dai professionisti, con delle regole e, ovviamente dei costi. Anch’io, che pure sono nato in una famiglia di editori, spesso mi imbatto in fake news che faccio difficoltà a riconoscere. Anche il pubblico presto vorrà scegliere di informarsi con strumenti e notizie certe e troverà normale pagarle come già avviene in molti altri Paesi”.

Lei contesta al governo un approccio alle questioni dell’informazione che è esattamente il contrario di quanto stanno facendo gli altri Paesi europei. In cosa siamo diversi?

“Vedo che altri Paesi europei sono impegnati a sostenere le profonde trasformazioni di un settore strettamente connesso all’esercizio del diritto costituzionale di informare, di informarsi e di essere informati. Da noi c’è invece un eccesso di ingiustificata aggressività nei confronti dei media e di chi ci lavora. Vorrei ricordare che stiamo parlando di una filiera che dà lavoro a 60mila persone ed è una componente essenziale della democrazia”.

C’è una crisi di credibilità dei giornali presso l’opinione pubblica?

“Ci sono nuove abitudini e nuovi consumi mediatici; naturalmente l’industria della carta paga un prezzo. Non credo sia una questione di credibilità. Noto che sui social si discute soprattutto di ciò che si legge sui giornali o si vede in tv. La quale tv, a sua volta, discute tutto il giorno di ciò che si è ‘letto la mattina sui giornali’”.

Gli editori e i giornalisti sono responsabili – anche di fronte alla legge – di ciò che pubblicano. I social network si presentano come contenitori “neutrali” e di fatto irresponsabili rispetto ai contenuti pubblicati dagli utenti. Dobbiamo abituarci a convivere con questo doppio regime?

“No, dobbiamo affermare il principio di responsabilità in tutti gli ambiti. Così come dobbiamo chiedere il riconoscimento integrale della proprietà intellettuale relativa al contenuto dei quotidiani. Il copyright deve essere tutelato anche nel web e in tutto l’ambito digitale”.

Ci sono leggi che regolano la quantità delle risorse pubblicitarie destinate alle emittenti tv. Non c’è nulla del genere per quanto riguarda la pubblicità sul web. È uno scenario destinato a cambiare?

“Faremo in modo che cambi. È assolutamente urgente riequilibrare la distribuzione delle risorse pubblicitarie, attraverso l’introduzione di limiti di affollamento e tetti di raccolta per radio e tv, ma anche con incentivi di natura fiscale per la carta stampata. Per quanto riguarda il web, dovremmo prevedere un diverso utilizzo dei dati degli utenti anche a fini pubblicitari. I giganti del web, infine, dovrebbero pagare imposte adeguate ai loro profitti”

Lei ha fatto recentemente un accordo con l’Anci per il rilancio delle edicole. Crede davvero che abbiano un futuro?

“Si, ne sono certo. Ovviamente andranno riorganizzate, dovranno offrirsi al pubblico come ‘centri multifunzionali’, per l’informazione ma anche per mediare tra istituzioni locali e cittadini. Penso alla possibilità di fornire quei servizi che i comuni possono delegare e che i cittadini sarebbero contenti di ricevere in modo diffuso nel territorio”.

Prossimo passo?

“Stiamo definendo l’accordo con le Poste per collaborare nei tanti Uffici Postali dove proporre servizi pensati ad hoc per i cittadini”.

 (Sab – 6 nov)

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