Roma, 6 nov – Quella istriano-dalmata è “una delle cause a cui da sempre dedico parte del mio impegno politico, culturale e istituzionale. Anni fa – ero ministro della Comunicazioni – si riuscì a produrre una fiction dedicata alle foibe, dopo l’istituzione della Giornata del Ricordo del 10 febbraio; dopodiché ci sono voluti molti anni perché un film prendesse corpo, evidentemente le condizioni culturali e storiche sono un po’ cambiate rispetto alla censura e alla rimozione totale di un tempo. Tuttavia si è fatto fatica, il produttore ha rischiato molto per trovare le risorse per il film. Si fa ancora fatica a raccontare la verità sulle foibe e sull’esodo: speriamo che questo film possa essere visto da tanta gente”: così il senatore Maurizio Gasparri, intervenuto oggi a Palazzo Madama alla presentazione di “Red Land (Rosso Istria)”, film in uscita il 15 novembre nel ricordo del 75esimo anniversario della morte di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana, laureanda all’università di Padova, barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini. Siamo nel settembre del 1943, nei giorni in cui nei territori italiani del fronte orientale scoppia il caos a seguito dell’armistizio dell’8 settembre. Con l’esercito italiano ormai allo sbando, le popolazioni istriane, fiumane, giuliane e dalmate si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i partigiani di Tito. “Sono italo-argentino e anche questa vicenda rappresenta la mia storia: mia nonna correva in mezzo ai cadaveri sotto i bombardamenti in Abruzzo – spiega il regista Maximiliano Hernando Bruno, di cui la pellicola prodotta da Venicefilm con la collaborazione di Rai Cinema rappresenta l’opera prima – Quella delle foibe è una storia che andava finalmente raccontata: ho visto foto raccapriccianti, molti cadaveri erano mummificati perché estratti dopo parecchi mesi. Uno in particolare mi ha impressionato: le mani legate all’indietro e la bocca spalancata, un’espressione del viso in cui c’era il terrore, l’espressione di una persona che sta precipitando giù da una foiba. Posso sentirne ancora l’angoscia impressa nel suo viso, congelata nel tempo: è un qualcosa che andava raccontato, chiediamoci perché sono passati oltre 70 anni per rendere omaggio a queste persone”. (SEGUE)