“L’eredità più autentica e attuale che” Giorgio Castriota Skanderbeg, eroe nazionale albanese vissuto nel XV secolo, “ci ha lasciato è la promozione di un modello statuale che coniuga e sa contemperare le differenze. Un messaggio che aiuta ad orientarci e agire in un’epoca nella quale sembrano moltiplicarsi e prevalere artificialmente le tensioni, l’esacerbarsi degli scontri, l’enfatizzazione delle differenze, il miope innalzamento di barriere ideologiche e identitarie che presuppongono una contrapposizione permanente con ‘l’altro’”. Lo afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo San Demetrio Corone, comunità arbereshe del cosentino, alla cerimonia commemorativa del 550esimo anniversario della morte di Skanderbeg, che ha avuto luogo presso il “Collegio Italo Albanese Sant’Adriano”.
IERI. Ricordando la figura del “Garibaldi d’Albania” – che unì i principati d’Albania bloccando per decenni l’avanzata dei turchi-ottomani verso l’Europa – Mattarella ha sottolineato che “la diaspora albanese, che nell’eroe nazionale identificò il collante della condizione di ‘popolo in fuga’, è riuscita a mantenere vivo il legame con la patria d’origine, in maniera costante, profonda, integrandosi pacificamente ed efficacemente in varie zone d’Italia. Un’esperienza che costituisce una concreta manifestazione del principio enunciato nel sesto articolo della nostra Costituzione, dedicato alla tutela delle minoranze. Una previsione che rappresenta uno snodo di fondamentale importanza, perché inscindibilmente collegato all’unità e indivisibilità della nostra Repubblica, con il riconoscimento e la valorizzazione delle diverse culture nazionali presenti nel Paese. Una previsione che si pone a presidio del pluralismo, cardine della democrazia ed elemento imprescindibile di un sistema che non vuole assimilare le differenze, ma riconoscerle e valorizzarle e avverte costantemente questo dovere. Gli arbereshe – aggiunge il capo dello Stato – costituiscono una storia di integrazione e accoglienza che ha avuto pieno successo, un esempio di come la mutua conoscenza e il reciproco rispetto delle culture siano strumento di crescita per le realtà territoriali e per i Paesi in cui le diverse comunità vivono. La preservazione delle antiche origini, la reciproca influenza, la fusione armonica di lingua, cultura e tradizioni, sono state nei secoli e sono ancora oggi il ‘valore aggiunto’ di queste comunità. Realtà che svolgono un’essenziale funzione di ponte tra i due ‘popoli di fronte’, come spesso ci si riferisce ad albanesi e italiani”.
OGGI. “A questo storico amalgama si aggiunge, arricchendolo e rafforzandolo, il contributo degli albanesi che, in tempi più recenti, hanno scelto di venire in Italia per ragioni di studio o di lavoro – continua Mattarella – Una comunità di circa mezzo milione di persone che ha cercato e trovato, in questi anni, opportunità di inserimento e integrazione. Lo dimostrano, tra gli altri, i 112.000 studenti albanesi nelle scuole italiane, i 10.000 universitari impegnati nei nostri atenei e le decine di migliaia di attività imprenditoriali animate da cittadini albanesi”. “Gli italiani di origini albanese e gli albanesi ‘d’adozione italiana’ – prosegue Mattarella – sono due facce di una medaglia preziosa. Essa raffigura lo straordinario apporto che nel corso degli ultimi 500 anni dall’Albania è venuto allo sviluppo sociale, civile, culturale ed economico dell’Italia. Un contributo che, reciprocamente, si manifesta oggi anche nella sempre più consistente presenza italiana nel ‘Paese delle aquile’, terra di nuove opportunità per i cittadini italiani che vi si recano in numero rilevante. Soltanto il nutrimento delle nostre radici, accompagnato dal rispetto e dall’apertura nei confronti di quelle altrui, possono consentirci di procedere con determinazione e serenità verso il futuro. Un futuro nel quale – sono convinto – anche l’Albania sarà parte integrante dell’Unione Europea, dopo l’ingresso avvenuto nella comunità euro-atlantica. Questo è un obiettivo, importante per tutta l’Unione, e che l’Italia sostiene con grande convinzione e determinazione – conclude Mattarella – A unirci, al di sopra di tutto, la comune vocazione a costruire, insieme agli altri membri della famiglia europea, un continente unito, integrato e pacifico”. (Roc – 7 nov)
