Roma, 7 nov – “Questo simposio – ha spiegato Rabin – è stato utilissimo per consentire ai diversi soggetti che operano nell’azione di contrasto al doping di condividere le rispettive esperienze. L’aspetto sanzionatorio resta fondamentale, ma allo stesso tempo bisogna insistere proprio nella ricerca e nella formazione. Quest’anno festeggiamo i primi dieci anni di vita del passaporto biologico dell’atleta e bisogna dire che, in questo periodo, abbiamo fatto enormi passi in avanti. È necessario, però continuare a lavorare per migliorare questo metodo che riteniamo assolutamente efficace, che ha già portato risultati eccellenti e che rappresenta il futuro”. Rabin ha sottolineato che “una delle problematiche al momento è l’enorme quantità di dati e di informazioni che ci arrivano per ogni singolo atleta. I casi che ci troviamo ad affrontare sono sempre più complessi, per questo occorre perfezionare l’ABP utilizzando – ad esempio – nuove tecnologie come i big data, l’intelligenza artificiale e i biomarker. L’obiettivo che si siamo prefissati è di riuscire a ottenere dati e statistiche sempre più precisi sia per le diverse discipline sportive sia per le varie nazioni. In questo modo sarà possibile adottare contromisure più specifiche ed efficaci”. Fra gli argomenti affrontati nel simposio anche quello relativo alla tracciabilità e al trasporto dei campioni. “Dobbiamo fare in modo – ha precisato il direttore scientifico della WADA – che in tutto il mondo gli atleti abbiano le stesse garanzie e che le analisi vengano effettuate alla perfezione. Per questo il sistema che utilizziamo assicura che i campioni restino inalterati per 72 ore anche durante il trasporto, prima di essere analizzati in laboratorio”. (red)