Roma, 8 nov – R_O_S raccoglie attualmente i dati elaborati provenienti da 2.900 produttori di oli esausti e da 30 aziende, mettendo in rete le 12mila tonnellate di oli ad oggi avviati a recupero e le 6,1mila tonnellate di oli destinati allo stoccaggio. Il monitoraggio consente di suddividere le quantità complessivamente raccolte per intervallo di tempo, tipologia di rifiuto, luogo di produzione, tipo di produttore, tipologia di raccoglitore, modalità di trattamento.
Il sistema di monitoraggio sarà presentato oggi pomeriggio a Ecomondo, all’interno del convegno “Tracciamento dei flussi per il riciclo di oli vegetali e grassi animali esausti” nel quale interverranno, tra gli altri, Ennio Fano, presidente RenOils; Maria Ioannilli, docente dell’Università Roma 2-Tor Vergata; Giuseppe Perrone, ENI; Stefano Ciafani, Presidente Legambiente; Mara Colla, presidente Confconsumatori; Alessandro Bratti, direttore generale ISPRA; Alessandro Benvenuto, deputato, presidente della Commissione ambiente della Camera; Rossella Muroni, deputata, Commissione ambiente.
Nonostante sia un prodotto naturale, se smaltito in modo scorretto l’olio esausto può generare diversi problemi dal punto di vista ambientale ed economico: può intasare condutture e depuratori, inquinare i pozzi di acqua potabile rendendoli inutilizzabili (ne basta un solo litro per danneggiare un milione di litri d’acqua), creare una pellicola superficiale su terreni e corsi d’acqua che impedisce l’ossigenazione e il nutrimento di flora e fauna. Basta un chilo di olio vegetale esausto a inquinare una superficie d’acqua di 1.000 mq. Un corretto recupero, al contrario, produce valore: si stima infatti che 100 kg di olio vegetale avviati a riciclo equivalgano a 65 kg di olio lubrificante base rigenerato e 20/25 kg di biodiesel. (BIG ITALY / red)
