Roma, 9 nov – “Se mi candido non è per rottamare qualcuno ma perché i cittadini si aspettano dal Pd un segnale di discontinuità”. Così a La Stampa Nicola Zingaretti il quale si dice convinto che sia arrivato il “momento di aprire una nuova strada”. “Mi auguro che Renzi resti nel partito e nel gruppo dirigente. Ma deve capire che ci sono delle stagioni in cui è bello guidare, delle altre in cui è meglio spingere gli altri”, anche perché è necessario ricostruire in fretta un’alternativa credibile. “Non mi stupirei se si tornasse a votare in primavera, in contemporanea con le Europee. E nel Pd dobbiamo essere pronti”. Zingaretti afferma che la sua “vera ossessione è l’unità del partito. Sa che cosa mi dice la gente quando mi ferma? Io voterei anche per te, Nicola, ma poi so che nel Pd ognuno fa come gli pare”. In merito a un ipotetico ticket segreteria-premiership con Gentiloni, il governatore del Lazio ritiene che sia “troppo presto per rispondere a questa domanda. Però c’è da dire che già il 4 marzo Gentiloni era il nostro candidato più popolare, aveva governato il Paese e godeva di un consenso trasversale. Purtroppo, però, ci furono delle resistenze e i risultati si sono visti. Il punto politico è che un partito al 30% può anche immaginare un premier-segretario che serve per il bipolarismo. Quando sei al 17-18% certi discorsi non valgono più”.
(red)