Roma, 12 nov – “Nel momento in cui un individuo si interroga sul significato e sul valore della vita, egli è malato, dato che oggettivamente non esiste nessuna delle due cose”. Questa bella citazione di Freud raccoglie in sé molto de “L’uomo che trema” (Einaudi, 2018, 208 pagine, euro 18,50), ultima fatica del giovane scrittore romano Andrea Pomella che, col suo Anni Luce è stato tra i finalisti dell’ultimo Premio Strega. La citazione in limine costituisce in qualche modo l’antefatto di questo memoir, di questo tuffo (senza rete) nella storia della malattia. Si stima che siano undici milioni gli italiani affetti da quella che con terminologia necessariamente generica viene definita depressione maggiore. “L’uomo che trema” racconta dunque di una condizione tutt’altro che straordinaria, eppure unica, indicibile da altri che non sia chi giorno dopo giorno convive col male, lo combatte, infine lo riconosce, come fosse un’entità a sé stante, qualcosa con cui misurarsi ogni giorno. Se la condizione del depresso è comune a tanti, anche la scelta di scriverne non è nuova (uno per tutti, Giuseppe Berto col suo Male oscuro). (SEGUE)
