Roma, 12 nov – Il deficit “si posizionerebbe nel 2019 al 2,6 per cento del Pil. In particolare, le divergenze rispetto alla stima della Nota di aggiornamento al Def e a quella recentemente diffusa dalla Commissione europea sono imputabili alla diversa previsione sulla crescita economica e all’impatto dell’aumento dello spread sulla spesa per interessi”. Così Giuseppe Pisauro, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, in audizione presso le Commissioni bilancio di Camera e Senato nell’ambito dell’esame preliminare della manovra economica per il triennio 2019-2021. In particolare, secondo le previsioni Nadef il deficit nel 2019 sarebbe al 2,4%, mentre per la Commissione sarebbe al 2,9%. “Secondo le stime di breve termine dell’Upb la crescita del 2019 già acquisita risulterebbe pari allo 0,1 per cento, rendendo l’obiettivo di aumento del Pil per il prossimo anno (1,5 per cento) ancora più ambizioso di quanto già rilevato in precedenza” spiega Pisauro, aggiungendo che “la manovra peggiora il disavanzo pubblico, sia rispetto al deficit tendenziale sia, per il biennio 2019-2020, rispetto al risultato atteso per il 2018, che verrebbe nuovamente raggiunto solo nel 2021. La riduzione del disavanzo nel 2020 e nel 2021 si otterrebbe peraltro unicamente grazie al mantenimento di una quota di clausole di salvaguardia su IVA e accise, pari rispettivamente allo 0,7 (13,7 miliardi) e allo 0,8 per cento (15,6 miliardi) del Pil”. (SEGUE)
