“Ogni mese di ritardo costa all’Italia 75 milioni di euro”. Lo sostiene il commissario straordinario del governo per la realizzazione dell’asse ferroviario Torino-Lione Paolo Foietta in una intervista ad Avvenire, nel giorno in cui presenta a Torino p il contributo all’analisi costi-benefici predisposta dell’Osservatorio, di cui è presidente dal 2015, assumendo anche la presidenza della commissione intergovemativa. “I bandi – ribadisce – debbono partire ora, altrimenti chi ritarda dovrà mettere mano al portafoglio e l’Italia perderà i finanziamenti europei”. E della volontà del governo di attendere il verdetto dell’analisi costi-benefici dice: “Si traccheggia”, “c’è una lunga lista di Paesi che non aspettano altro per mettere le mani sui finanziamenti della Torino-Lione” e “l’Europa ci chiederà conto dei ritardi e dell’eventuale stop definitivo. Esiste un contratto con l’Ue e i nostri partner lo hanno rispettato: gli spagnoli hanno portato l’alta velocità ad Algeciras, creando di fatto una grande porta sull’Africa, visto che il Marocco sta realizzando centinaia di chilometri di tratta. Dall’altra parte c’è Budapest, la porta sull’Oriente. Manca solo la Torino-Lione, l’anello mancante tra Est ed Ovest Europa”. Duro il giudizio anche sugli effetti della analisi costi-benefici: “Non facciamo gli ipocriti. Il rapporto costi-benefici cambia in relazione ai presupposti politici, che vengono mantenuti segreti. Mi spiego: se decido che l’intermodalità è una scelta strategica, perché toglie traffico dalle autostrade, dovrò valutare i benefici in un certo modo. Se invece non le assegno valore, la mia analisi avrà un risultato diverso. Anche i costi si prestano a interpretazioni politiche: se calcolo, come fa Ponti, l’intero costo dell’opera e lo divido per le famiglie piemontesi, ottengo i famosi 4mila euro a famiglia sparati qualche giorno fa, se però sottraggo dal costo dell’opera i finanziamenti europei e quelli francesi, come mi parrebbe logico fare, il costo pro-capite crolla ad un quarto”. E conclude: “Temo che si faranno gli stessi ‘calcoli’ in base ai quali si bloccò la Gronda perché bastava il ponte Morandi”. (14 nov – red)
