Roma, 15 nov – Numeri importanti, in crescita anno dopo anno tanto che, spiega Daniela Di Capua, direttrice del servizio centrale dello Sprar, “nel 2018 i progetti Sprar sono stati 100 in più del 2017, anche gli enti titolari sono 100 in più, i posti sono quasi 6mila in più. Tutto questo ha particolare rilevanza se si considera che quest’anno le graduatorie dei progetti valutati per il 1 luglio 2018 non sono state pubblicate e i progetti non sono stati finanziati”. Adesso però c’è il nodo Salvini, dal nome del ministro e del decreto, arrivato alla Camera dopo aver ricevuto, blindato, il primo ok. E che i sindaci puntano a modificare anche perché, spiega Biffoni, “le espulsioni sono quelle che sono…non è che queste persone escono dal progetto scompaiono. Non so se l’anno prossimo saremo qui a raccontare cose simili sul prossimo rapporto Sprar e quello che mi dà fastidio è che a pagarne il conto non sarà chi adesso sta decidendo ma i sindaci di tutti i Comuni, tant’è che oggi la reazione è diffusa, senza differenziazione delle appartenenze di partito. Questo perché il restringimento dell’operatività degli Sprar riporta la lancetta della storia a molti anni fa, ai grandi centri gestiti dalle prefetture, facendo finire per pesare tutto sui servizi sociali”.
(SEGUE)