Roma, 21 nov – Ma siccome le scelte in queste materie sono prerogativa dei singoli stati, negli Usa arriva alla presidenza un “marziano” come Trump e in Europa si registra l’affermazione di varie forme di nazionalismo, il cammino sulla strada indicata da Piketty qualche anno fa si va facendo sempre più arduo. Così l’economista francese torna oggi, con “Le promesse tradite” (Castelvecchi, 2018, 48 pagine, 5 euro) e in modo agile e veloce, proprio sui punti salienti della sua teoria: “la fallita rivendicazione d’uguaglianza proclamata a gran voce dalla Rivoluzione Francese, le conseguenze della Rivoluzione Industriale, il travagliato XX secolo e poi, ancora, la crisi finanziaria del 2008 e il fallimento del progetto Europa”. Insomma, in sole 48 pagine il racconto di un cammino lungo tre secoli di storia politica ed economica. In questo procedere incerto e “traditore” di premesse e aspettative dell’umanità dalla Rivoluzione francese a oggi, la domanda che pone Piketty è: “la promessa democratica maturata in modo convulso nel corso del Novecento è in grado di mettere il capitalismo e il diritto alla proprietà privata al servizio dell’interesse pubblico? Quella promessa, oggi, è ancora valida?”. Sembrerebbe una domanda retorica, ma il direttore dell’École des hautes études en sciences sociales di Parigi in questo libretto inserisce gli elementi che metteranno il lettore di fronte a una risposta tutt’altro che banale. (Ema)