Potsdam, 22 ott – Nel centro scientifico di Potsdam operano all’incirca 1500 ricercatori, da ogni parte del mondo, numerosi di loro provenienti anche dall’Italia. Una caratteristica che salta agli occhi: i responsabili di progetto sono in minima parte tedeschi. Sono per lo più di altra nazionalità, proprio a dimostrazione del fatto che prevale una logica meritocratica e non nazionalista. I fondi vengono assegnati da una commissione di alto profilo, in base ai risultati riportati dai singoli progetti. Il che significa che ogni responsabile di progetto ha il massimo interesse a coinvolgere personale, il più qualificato possibile, al fine di raggiungere i migliori risultati, in grado di garantire il finanziamento del proseguimento del progetto o di ulteriori progetti. La lingua comune a Potsdam, come in quasi tutti i centri d’eccellenza simili, è l’inglese. Questo continua a rappresentare un problema per i tanti ricercatori italiani in arrivo, inizialmente sprovvisti di adeguate competenze linguistiche. Ma il problema maggiore è rappresentato dalle prospettive per il futuro. Diversi ricercatori sono occupati in progetti con contratti a tempo. Per alcuni di loro si aprono prospettive in Germania, ma per altri l’ipotesi di un rientro in Italia è legata alla necessità di cambiare lavoro e ricollocarsi al di fuori della ricerca dal momento che il sistema di ricerca italiano non vede margini per la valorizzazione delle preziose esperienze raccolte all’estero. “Proprio qua dobbiamo intervenire. Dobbiamo favorire l’internazionalizzazione della ricerca in Italia e aprire le porte alle esperienze dei nostri ricercatori nel mondo. Questi giovani sono una risorsa importante per il futuro dell’Italia”, dice la Garavini.
(Sis)