Roma, 22 ott – “La Giunta per le elezioni del Senato si è espressa per il rigetto del ricorso dell’avv. Nicola Di Girolamo contro la dichiarazione di illegittimità della sua elezione fatta nei mesi scorsi. Nel corso della seduta, l’avvocato Taormina, difensore di Di Girolamo, ha espresso un dubbio sulla costituzionalità dell’art. 8 della legge 459/2001, che prevede l’obbligo della residenza all’estero per poter godere dell’elettorato passivo nella Circoscrizione Estero. La questione, naturalmente, è rilevante e posta in questo momento, al di là del carattere occasionale dell’intervento di Taormina, rischia di portare acqua al mulino della vasta e articolata strategia di destrutturazione dei rapporti con le comunità italiane all’estero e di indebolire la rappresentanza da esse espressa”. Così i deputati Pd eletti all’estero Gino Bucchino, Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Franco Narducci, Fabio Porta sulla questione della rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero mossi dall’avvocato Taormina. “Il quesito sulla costituzionalità della norma si pose già durante l’approvazione della legge ordinaria sul voto e in quella occasione furono acquisiti alcuni punti fermi – ricordano i deputati -: l’introduzione in Costituzione della Circoscrizione Estero ha profondamente innovato il contesto costituzionale relativamente alla rappresentanza, nel senso che ha rivestito di interesse costituzionale l’”effettività” e la “genuinità” del voto degli italiani all’estero; il vincolo della residenza all’estero connesso all’elettorato passivo, sempre ad opinione dei costituzionalisti interpellati, è da considerare una misura ragionevole e proporzionata per raggiungere le finalità introdotte ex novo in Costituzione; Nel nuovo quadro definito dalla riforma costituzionale, l’art. 8 è da considerare non in contrasto con la Carta.
(SEGUE)