Roma, 28 nov – Un nuovo modello teorico, supportato da evidenze sperimentali, è stato sviluppato dai ricercatori del Dipartimento di Fisica della Sapienza in collaborazione con l’Istituto dei sistemi complessi del Cnr e l’Università di Lund (Svezia). Lo studio, che getta nuova luce sulle proprietà microscopiche di particelle colloidali soffici e sul loro possibile utilizzo, è pubblicato sulla rivista Nature Communications. Grazie alle moderne tecniche di sintesi chimico-fisica, oggi è possibile produrre particelle colloidali, ovvero particelle di dimensioni di un millesimo di millimetro, di innumerevoli forme, fogge e materiali.Fra queste vi sono i microgel, oggetti microscopici soffici interamente composti da materiale polimerico, talmente versatili che vengono utilizzati tanto nella ricerca di base, quanto per un gran numero di applicazioni pratiche.Un nuovo studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Fisica in collaborazione con Cnr- Isc, Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle Ricerche e l’Università di Lund (Svezia), indaga come la temperatura e la concentrazione dei microgel influenzino la struttura e la dinamica collettiva delle particelle, dunque le proprietà finali del materiale che esse vanno a comporre. I risultati della ricerca sono pubblicati sulla rivista Nature Communications.“La grande attrattiva di queste sferette elastiche – spiega Lorenzo Rovigatti del Dipartimento di Fisica della Sapienza sul sito dell’università – è data dalla possibilità di cambiare in maniera quasi istantanea alcune delle loro proprietà microscopiche, quali per esempio la taglia o la sofficità, variando parametri macroscopici come temperatura o pH del campione”. I microgel trovano applicazione in molteplici settori che vanno dalla conservazione dei beni culturali alle nanotecnologie, dall’industria alimentare a quella biomedica. Ciononostante, i meccanismi microscopici alla base dell’interazione tra queste particelle sono ancora poco chiari. (BIG ITALY / SEGUE)