Roma, 3 dic – Lo storico francese Fernand Braudel, nell’introduzione al libro “Mediterraneo”, scriveva che “la storia non è altro che una continua serie di interrogativi rivolti al passato in nome dei problemi e delle curiosità – nonché delle inquietudini e delle angosce – del presente che ci circonda e ci assedia. Più di ogni altro universo umano ne è prova il Mediterraneo, che ancora si racconta e si rivive senza posa. Per gusto, certo, ma anche per necessità”. E allo stesso tempo, ricordava come in questo piccolo mare siano nate ben tre civiltà: l’Occidente cristiano, con il suo centro a Roma, prolungatosi fino a dare origine all’Unione europea dei nostri giorni; l’Islam, che va dal Marocco all’Oceano indiano e che si contrapporrebbe alla civiltà cristiana; e la civiltà greco-bizantina, vero ponte tra Asia e Balcani. Partendo da questa opera tre studiosi dei giorni nostri, Deborah Paci, Paolo Perri e Francesca Zantedeschi, curatori del libro di recente uscita, “Paesaggi mediterranei: storie, rappresentazioni, narrazioni” (Aracne, 2018, 184 pagine, 12 euro), intendono dimostrare come, impiegando approcci e modelli interpretativi diversi, sia possibile pensare a nuove letture e nuovi modi di studiare il Mediterraneo nel suo contesto di insieme. Il volume, dopo due anni dal VI convegno di Persistenze o Rimozioni, “Mediterraneo, uno spazio liquido”, si presenta come un’opera corale che raccoglie i saggi di nove studiosi quali Michele Bosco, Niccolò Cuppini, Romina Lavia, Marcello Messina, Matteo Morandini, Marta Petrusewicz, Manuelita Scigliano, Annamaria Scorza ed Elisabetta Serafini. Messi insieme dai tre curatori, questi studi dimostrano come il Mediterraneo, trovandosi nella particolarissima condizione di essere racchiuso in mezzo a ben tre continenti, sia un luogo-non luogo nel quale trovano motivo di incontri e conflitti l’Oriente e l’Occidente, il Nord e il Sud del mondo e come questo mare sia storicamente quell’area del Pianeta nella quale vivono storie di integrazione e guerre, di dialoghi o conquiste, di città e imperi dai quali ancora oggi abbiamo molto da imparare per interpretare il presente e per gettare un ponte di integrazione verso quel futuro che sempre più sarà fatto di movimenti migratori e interdipendenza tra Europa, Africa e Medio Oriente. (Ema)