Roma, 3 dic – I prodotti Dop, Igp e Stg si rafforzano come settore significativo del comparto agroalimentare italiano e fattore di competitività delle realtà agricole locali. Pur conservando talune caratteristiche tipiche delle specialità di nicchia, il settore dei prodotti di qualità va acquisendo connotazioni dimensionali sempre più consistenti, soprattutto per quanto riguarda la superficie utilizzata. Complessivamente, fra il 2007 e il 2017 si registra un rilevante incremento del numero di specialità riconosciute e di quelle attive, con tassi di crescita elevati soprattutto nel triennio 2009-2011. Nel decennio considerato, le specialità Dop, Igp e Stg riconosciute dall’Ue passano da 166 a 295 e i prodotti attivi da 161 a 285. Posti i valori relativi al 2007 pari a 100, l’andamento dei numeri indice evidenzia un aumento dei produttori (che raggiungono nel 2017 il livello di 106,3), della superficie impiegata (181,7) e dei trasformatori (133,4), mentre si registra un calo degli allevamenti (90,2). In valore assoluto, i produttori salgono da 75,4mila a 80,2mila (+6,3%). La superficie impiegata aumenta da 128mila a 233mila ettari (+81,7%) e i trasformatori da 6.034 a 8.050 (+33,4%). Solo gli allevamenti calano da 44mila a 40mila (-9,8%). In particolare, nel biennio 2006-2007 aumenta molto il numero di produttori e allevamenti mentre per la superficie l’incremento più forte si registra nell’ultimo triennio 2015-2017. La crescita dei trasformatori risulta invece più contenuta e raggiunge il massimo nel 2017. Nel periodo 2007-2017, i produttori, storicamente più radicati nelle regioni settentrionali, crescono maggiormente nel Centro-sud; in particolare, i produttori del Mezzogiorno superano stabilmente, a partire dal 2013, quelli del Nord-est, che invece risultano in calo. Tale andamento si deve sia alla crescita del numero di prodotti meridionali riconosciuti dall’Ue, e di conseguenza all’aumento dei loro produttori, sia all’incremento dei produttori delle filiere lattiero-casearia in Sardegna e oleicola in Puglia e Sicilia. I trasformatori sono più numerosi nelle regioni centro-meridionali rispetto a quelle settentrionali; nel 2016 i trasformatori meridionali superano per la prima volta quelli del Nord-est. (red)