Roma, 6 dic – Anche a livello europeo l’indicatore sintetico di rischio di povertà o esclusione sociale diminuisce negli anni 2016-2017, passando dal 23,5% al 22,5%; in controtendenza il Lussemburgo, dove sale di oltre un punto percentuale, e la Danimarca, i Paesi Bassi e l’Austria, paesi in cui cresce di mezzo punto percentuale. Il valore per l’Italia si mantiene inferiore a quello di Bulgaria (38,9%), Romania (35,7%), Grecia (34,8%) e Lituania (29,6%) ma è di gran lunga superiore a quello di paesi come Repubblica Ceca (12,2%), Finlandia (15,7%) e dei paesi europei più grandi come Francia (17,1%) e Germania (19,0%). In Italia, per le persone che vivono da sole, la stima passa negli ultimi due anni dal 34,9% al 34,2%. Segnali di miglioramento più marcati si osservano per le coppie senza figli (dal 21,4% al 20,0%), soprattutto se la persona di riferimento ha meno di 65 anni (dal 25,0% al 23,1%). Tale miglioramento è associato a una diminuzione della grave deprivazione materiale e della bassa intensità lavorativa per le persone che vivono da sole, mentre per le coppie senza figli il miglioramento delle condizioni di vita coinvolge anche il rischio di povertà. La diminuzione del rischio di povertà o esclusione sociale interessa soprattutto i residenti nel Sud e nelle Isole (da 46,9% nel 2016 a 44,4% nel 2017), dove il sottostante indicatore di grave deprivazione materiale si riduce di quasi 5 punti percentuali (da 21,2 a 16,5%). Ciononostante, in questa area territoriale il rischio rimane molto più elevato e coinvolge quasi una persona su due. (SEGUE)