Roma, 7 dic – Dal lato dell’offerta, la flessione del valore aggiunto rispetto al trimestre precedente (-0,1%) in T3 ha coinvolto l’industria in senso stretto (-0,3%) e, con un’intensità leggermente minore, i servizi (-0,2%) che hanno segnato la prima variazione negativa dal primo trimestre del 2013. In particolare, per il settore dei servizi la diminuzione più accentuata è stata registrata nelle attività finanziarie e assicurative (-1,5%) mentre il valore aggiunto è cresciuto dello 0,4% nelle attività immobiliari. Il valore aggiunto nelle costruzioni ha registrato un aumento (0,6%). Tra luglio e settembre, l’indice di diffusione delle espansioni , che misura la percentuale di settori in crescita rispetto al totale dei settori, ha confermato livelli al di sotto del 50% sia per il settore della manifattura sia per quello dei servizi. Nel terzo trimestre, si è accentuata la fase di debolezza dei consumi finali nazionali che hanno registrato una diminuzione (-0,1%) a sintesi di un calo della spesa delle famiglie residenti (-0,1%) e di una stazionarietà per quella delle amministrazioni pubbliche. La flessione della spesa ha riguardato sia i beni non durevoli (-0,5%) sia quelli durevoli (-0,1% dopo il +0,9% del trimestre precedente); la spesa per servizi ha registrato, invece, un lieve aumento (0,2%). Tuttavia, a ottobre 2018 le vendite al dettaglio, misurate in volume, hanno mostrato un miglioramento congiunturale (+0,2%) influenzate dalla crescita sostenuta del commercio elettronico. A ottobre, il livello di occupazione è risultato sostanzialmente stabile rispetto al mese precedente a sintesi dell’aumento dei dipendenti permanenti (+0,3%, pari a 37 mila unità) e del calo sia di quelli a termine (-0,4%, -13 mila), che registrano il primo segnale negativo dopo sette mesi consecutivi di crescita, sia degli indipendenti (-0,3%, -16 mila). Questi andamenti si legano con i segnali provenienti dai dati amministrativi dell’Inps sulle assunzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro che evidenziano un significativo livello delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato. In presenza di un calo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,6%, pari a -77 mila unità) è aumentato il numero di persone in cerca di occupazione: il tasso di disoccupazione è salito al 10,6% (+0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente). (SEGUE)