Roma, 7 dic -In novembre l’inflazione ha mostrato una contenuta risalita. L’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività ha registrato una crescita tendenziale del 1,7%, un livello significativamente più elevato rispetto al minimo dell’anno (0,5% in febbraio e aprile). Le voci più volatili hanno mostrato dinamiche divergenti, con un moderato recupero degli alimentari non trasformati e un rallentamento per i beni energetici. Nel quadro di una ripresa dell’inflazione di fondo (+0,9%, il tasso più alto da agosto 2017), si confermano i profili recenti per le principali componenti, in risalita per i servizi e ancora in deflazione per i beni energetici non alimentari. Nel confronto con l’area dell’euro, il vantaggio del nostro Paese in termini di inflazione si va erodendo: in novembre, per il secondo mese consecutivo, il differenziale negativo si è ridotto (-0,3 punti percentuali; -0,6 in settembre). Con l’eccezione dei beni industriali non energetici, il riavvicinamento tra le dinamiche ha interessato tutti i principali raggruppamenti, con una inversione di segno nel caso dei beni energetici, per i quali l’inflazione italiana risultata ora appena più elevata. Lungo la catena di formazione dei prezzi si conferma il rafforzamento delle spinte inflazionistiche che, dopo aver interessato il comparto dell’energia e dei beni intermedi, si diffondono ai prodotti a maggior contenuto di lavorazione. Per i beni di consumo non alimentari importati si è attenuata la fase deflativa (-0,2% a settembre la variazione su dodici mesi; -0,8% in luglio); per lo stesso raggruppamento, a ottobre la crescita annua dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali destinati al mercato interno è ulteriormente cresciuta (+0,9%). (SEGUE)