Roma, 28 dic – Sono circa 11 milioni gli uomini, le donne e i bambini afflitti dalle violenze scoppiate con la nascita del gruppo terroristico nigeriano Boko Haram, un conflitto che, dal 2014 ad oggi, ha avuto un tragico effetto domino, creando 2,4 milioni di sfollati e mettendo 5 milioni di persone a rischio di insicurezza alimentare e 3 milioni di bambini fuori dal sistema scolastico. Per documentare questa crisi, spesso dimenticata, si tiene al Museo Nazionale Pigorinisi Roma, una mostra del fotografo ciadiano Abdoulaye Barry su “I popoli del lago Ciad. Una crisi umanitaria vista dall’interno”, aperta fino al 13 gennaio e realizzata da Coopi e Vita. È proprio in Nigeria, Niger, Ciad e Camerun, quattro Paesi coinvolti dall’emergenza, che Coopi è impegnata nel sostegno di centinaia di migliaia di sfollati, rifugiati e comunità locali, attraverso progetti di assistenza umanitaria multisettoriali, dall’educazione alla salute fino alla sicurezza alimentare, progetti che riescono a dare i loro frutti grazie anche ai finanziamenti della Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Abdoulaye Barry, nato a N’Djamena nel 1980, ha trascorso gli ultimi mesi viaggiando attraverso il sud del Niger, al confine con la Nigeria, nell’estremo nord del Camerun, e in Ciad, documentando l’intervento di Coopi e la quotidianità di chi vive la crisi. Il fotografo ciadiano, dopo una formazione finanziata dalla Fondazione CCF (Centre françaisdesfonds et fondations) per la fotografia, produce la sua prima serie sul tema dei bambini di strada.
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