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Milano: quando
l’architettura “riusa”

it@withub.it by it@withub.it
28 Dicembre 2018
in Archivio speciali - Mostre
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Nell’anno europeo dedicato al Patrimonio Culturale, fino al 20 gennaio, la Triennale di Milano ospita, fino al 20 gennaio, la mostra “Re-build in the built environment” che presenta quattro progetti emblematici di architetture – Morgan Library, Terrazza Triennale, Palazzo Anguissola Gallerie d’Italia, Tempio Capitolino di Brescia – che rappresentano emblematici esempi dell’importanza della valorizzazione del patrimonio esistente e dell’attivazione di nuovi significati. Gli interventi in mostra testimoniano la ricchezza di approcci progettuali finalizzati alla valorizzazione del patrimonio esistente, al suo riuso in termini più contemporanei – con l’attivazione di nuove funzioni o cicli vitali – e alla necessità di curare il dettaglio architettonico fin nei minimi particolari per preservare ciò che la storia ci ha lasciato in eredità.

TORINO: LE FOTO DEI SACRI MONTI

Una mostra di 57 pannelli con immagini fotografiche, unite a presentazioni storico-artistiche, che raccontano i nove Sacri Monti prealpini, fino al 13 gennaio al Palazzo della Regione Piemonte, a Torino. Titolo dell’esposizione: “Lo Sguardo sui Sacri Monti: I nove Sacri Monti prealpini. Fotografie di Marco Beck Peccoz”. Scorci architettonici e vedute paesaggistiche suggestive per “raccontare” in maniera semplice, senza pretese scientifico-documentaristiche, ciò che ha reso i nove Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, sito seriale Unesco. Le foto, dedicate a tutti e nove i Sacri Monti, sono coinvolgenti e vogliono suscitare il lato più emotivo dei visitatori, portandoli ad innamorarsi del loro Patrimonio culturale. Luoghi carichi di storia, arte e spiritualità che, attraverso la bellezza e la gradevolezza delle architetture, delle cappelle e dei loro manufatti artistici, affreschi e statue, si integrano perfettamente nel contesto naturalistico e paesaggistico di colline, boschi e laghi. L’iniziativa accompagna un volume fotografico, parte di un progetto dell’Ente di Gestione dei Sacri Monti del Piemonte.

L’ANTICO EGITTO NEL CARCERE DI TORINO

La mostra “Liberi di imparare. L’antico Egitto nel carcere di Torino”, fino al 21 gennaio, ospita repliche di papiri, cofanetti, vasi e altri oggetti significativi del corredo della tomba dell’architetto Kha e di sua moglie Merit, riprodotti fedelmente dai detenuti della casa circondariale “Lorusso-Cutugno”, che frequentano i percorsi scolastici interni al carcere. La mostra è una tappa del progetto “Liberi di imparare”, nato dalla collaborazione del Museo Egizio con la Direzione del carcere e l’Ufficio della Garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune, nell’ambito dei programmi di formazione per garantire ai detenuti il diritto alla fruizione del patrimonio culturale della città. L’Istituto tecnico Plana e il Primo Liceo Artistico di Torino sono presenti da molti anni con sezioni scolastiche presso il carcere dove, quest’anno, le classi si sono trasformate in laboratori che hanno coinvolto alcuni detenuti nella realizzazione e decorazione di repliche di reperti della collezione del Museo Egizio. Alcune delle repliche sono impiegate anche in attività parte del programma “Il Museo fuori dal Museo”, che mira a portare l’Egizio fuori dalle sale per rendere accessibili i contenuti della collezione a coloro che non possono visitare il museo, come, ad esempio, i pazienti dell’Ospedale Infantile Regina Margherita.

MANTOVA: RECORD VISITATORI IN ATTESA DI GIULIO ROMANO

Nel 2019 Palazzo Ducale di Mantova ospiterà uno degli eventi più attesi della stagione espositiva italiana: la mostra su Giulio Romano, realizzata in collaborazione con Louvre di Parigi. Per il terzo anno consecutivo la residenza gonzaghesca ha visto transitare nelle sue sale oltre 300mila visitatori, che hanno ammirato gli splendidi capolavori in esse conservati, come la Camera degli sposi di Andrea Mantegna, e hanno apprezzato la variegata proposta espositiva che spazia dall’arte antica e a quella contemporanea, fino alle installazioni luminose della Biennale Light Art allestite durante i mesi estivi negli spazi esterni. “Un grande traguardo per Mantova – afferma il direttore Peter Assmann –: mai nella sua storia il palazzo dei Gonzaga aveva avuto così tanti visitatori. Merito del lavoro della squadra di Palazzo Ducale e del dinamismo della città che, nonostante i limiti infrastrutturali, vede il settore turistico in crescita”. E per il 2019, anno di Giulio Romano, Palazzo Ducale celebrerà la figura del più talentuoso allievo di Raffaello con un importante evento. Dal 6 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020, è infatti in programma “’Con nuova e stravagante maniera’. Giulio Romano a Mantova”, una mostra nata dalla collaborazione tra il Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova e il Musée du Louvre di Parigi, che intende illustrare la figura di Giulio Romano e la sua “nuova maniera” di fare arte, in particolare nella città gonzaghesca, mettendone in luce le peculiarità e l’aspetto fortemente innovativo.

NAPOLI: CITTA’ DELLA SETA

Il grande lavoro del direttore Paolo Giulierini, porta, accanto alla mostra “Mortali Immortali, i tesori del Sichuan nell’antica Cina”, altre due importanti mostre al Museo Archeologico di Napoli, una dedicata alle marionette cinesi e l’altra che presenta – fino al 21 gennaio – parte del patrimonio tessile della Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo, sede del Corporazione e del Conservatorio dell’Arte della Seta, insieme ai reperti archeologici ritrovati a fine ‘800 proprio in questo sito che testimonia un volto di Napoli per troppo tempo dimenticato: quello d’importante centro di produzione e lavorazione della seta, settore trainante dell’economia del regno di Napoli dalla seconda metà del XVI fino al XVIII. Nel panorama della manifattura serica si ricorda e si associano per Napoli e Campania esclusivamente le Seterie di San Leucio: ma questa è una storia di fine ’700 quando Ferdinando IV di Borbone decise di dare vita al suo sogno utopico di una real colonia chiamata Ferdinandopoli. La storia della Corporazione dell’Arte della Seta di Napoli ha inizio invece, ufficiosamente, già nell’alto Medioevo quando nascono le prime botteghe artigiane ebree nella zona di largo Portanova, e ufficialmente nell’anno 1477 quando re Ferrante d’Aragona decide di instituire con nuovo statuto e denominazione l’Arte che sarà chiamata Consolato della Seta perché retta da tre consoli, due mercanti e un tessitore. Una Corporazione molto potente che si distinse da subito dalle altre vantando agevolazioni fiscali e commerciali, un proprio governo, un proprio tribunale con annesse carceri nella piazza della Sellaria. Inoltre il ritrovamento ottocentesco, nella zona del conservatorio e della chiesa, di un piedistallo e una base di una statua entrambe in marmo con epigrafi in greco, permette d’ipotizzare che in loco in epoca greca era la sede dei Cretondi, una delle Fratrie greco-romane in cui si suddividevano i cittadini di Neapolis a partire dal 400 a.C. sul modello delle altre città greche. La Chiesa dell’Arte della Seta rientra a pieno titolo nella rete Extramann. Un progetto che coinvolge il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, l’Università Federico II di Napoli e un’insieme di nuove realtà nate per valorizzare il patrimonio culturale della città.

NAPOLI: UN’OPERA PER GENNY, VITTIMA CAMORRA

La direzione del Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli proroga fino al 15 gennaio la mostra “Incontri sensibili: Paolo La Motta guarda Capodimonte”, che porta per la prima volta al museo l’opera dell’artista napoletano nell’ambito del ciclo “Incontri sensibili, dialogo tra artisti contemporanei e collezione storica di Capodimonte”. Tra le opere in mostra Genny (2007) dedicata da La Motta ad un suo ex alunno, Genny Cesarano, ucciso per sbaglio dalla camorra il 6 settembre 2015, in piazza Sanità, all’età di 17 anni. Un polittico composto da quattro dipinti e da un busto di terracotta, che gioca con la bidimensionalità e la tridimensionalità: cinque elementi come le cinque lettere riportate sul retro di ogni opera a comporre il nome di Genny. Genny dialoga con altre opere di Capodimonte realizzate con varie tecniche (pittura, disegno, fotografia, ceramica), appartenenti ad epoche diverse e accomunate dalla sacralità dell’infanzia: il Bambino Gesù, il busto di San Giovanni e l’impenetrabile ragazzo fotografato di spalle da Mimmo Jodice.

ROMA: ARTE CONTEMPORANEA ALLE COLLEZIONI PAMPHILJ

“Memorie#Confronti” è una mostra itinerante nei luoghi significativi della famiglia Doria Pamphilj, che si basa sul confronto tra arte contemporanea e tradizione pittorica antica. Dopo la prima tappa a Genova, Finale Ligure, Dolceacqua, Torriglia e Città di Castello, ora approda a Roma, negli appartamenti Floridi Doria Pamphilj, del Palazzo di via del Corso, fino al 6 gennaio. La mostra espone l’opera vincitrice della prima edizione del Premio “Memorie#”: “Clavis Universalis” di Jasmine Pignatelli, un confronto astratto e puro sul tema della memoria che risponde alla sfida, lanciata dal Premio agli artisti contemporanei, di cimentarsi con il passato per reinterpretare i temi con cui si declina, annualmente, la radice “Memorie#”. Il Premio vuole promuovere, ogni anno, la creazione di una nuova opera d’arte contemporanea su un tema legato alle opere della collezione, alla storia e ai luoghi delle famiglie Floridi Doria Pamphilj. Il tema del 2018, “Confronti”, trae ispirazione da esperienze di arte e mecenatismo, e viene affrontato anche dalle copie delle opere di arte antica in mostra che si riferiscono a tre episodi della tradizione storica e artistica delle tre famiglie.

BOLOGNA: I DISEGNI DI GIOVANNI BOLDINI

A vent’anni dalla prima rassegna dedicata alla produzione grafica di Giovanni Boldini, la Galleria Bottegantica di Bologna rende nuovamente omaggio a uno degli indiscussi protagonisti della pittura dell’Ottocento. La mostra, fino al 19 gennaio, presenta una raffinata selezione di 50 opere su carta, alcune delle quali mai esposte in pubblico, provenienti da prestigiose collezioni private, che testimoniano la singolare capacità espressiva del maestro ferrarese nell’arte del disegno e dell’incisione. Quella del disegno è una tecnica sperimentata da Boldini fin dalla tenera età, al punto che una leggenda di famiglia racconta che l’artista imparò a disegnare ancora prima di leggere. Aneddoto a parte, il disegno fu per lui regola quotidiana di vita, un imperativo categorico che gli consentì di indagare, analizzare e riprodurre tutti i particolari della realtà circostante e che lo lasciava libero di sperimentare, lontano dal suo pubblico, nuovi motivi, nuove soluzioni compositive e approcci stilistici. Boldini era un disegnatore compulsivo; aveva la mania di schizzare con guizzo da spadaccino, e senza mai sbagliare nulla, tutto quello che cadeva sotto il suo sguardo: un bicchiere o un tozzo di pane sopra una tovaglia di un anonimo caffè parigino, il profilo vezzoso di una fanciulla alle corse di Longchamps, gli occhi stanchi dei cavalli del fiacre, la ragazzina con il tutù alla sbarra, e così via. La rassegna vive anche un’appendice all’Oratorio delle Chiesa di Santa Maria della Vita a Bologna, fino al 7 gennaio: esposti tre celebri ritratti femminili del grande maestro.

FERRARA: IL “SOTTOBOSCO” DI EVA JOSPIN

In omaggio ed in contemporanea all’esposizione “Courbet e la natura”, l’artista francese Eva Jospin propone con la mostra “Sous-bois” – a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, fino al 6 gennaio – un viaggio nell’universo oscuro e incantato dei boschi, delle fonti e delle grotte, motivi ricorrenti anche nella ricerca courbettiana. Con un processo paziente di ritaglio e assemblaggio di materiali poveri, come il cartone, la corda e il filo metallico, l’artista dà vita a imponenti installazioni di trame frondose e fitti boschi a dimensione reale. Inevitabile il riferimento ai sottoboschi ritratti da Courbet con una stesura pittorica audace e materica, capace di sprigionare la vitalità primaria degli elementi naturali ed evocare la loro presenza tangibile. Sous-bois invita l’osservatore a addentrarsi in un percorso immersivo attraverso i vari registri formali sperimentati dall’artista per promuovere uno sguardo incantato sulla natura. Oltre all’allestimento nella sala dedicata alla mostra, Eva Jospin ha realizzato nel loggiato di Palazzo dei Diamanti l’intervento site specific Ninfeo, con il quale la natura incantata del mito viene evocata nel contesto di un edificio simbolo del rinascimento.

CASOLI: ABITI D’EPOCA A PALAZZO

Una prestigiosa raccolta di abiti confezionati tra la fine del ‘700 e i primi del ‘900 esposta fino al 17 gennaio nelle stanze del settecentesco Palazzo Tilli di Casoli (Chieti). La mostra della collezione, proveniente dal Museo del Costume di Palazzo D’Avalos di Vasto, “prosegue la nostra opera di recupero della storia e delle tradizioni avviata lo scorso anno con il ripristino della recita del Santo Rosario alla Madonna del Carmine nella cappella del Palazzo e un incontro sugli usi e le abitudini degli sponsali” spiega l’imprenditrice pescarese Antonella Allegrino, proprietaria del palazzo. La collezione è stata realizzata grazie alla generosità di famiglie vastesi, che hanno donato vestiti, accessori e oggetti.

MODENA: IL “DOLCE” DI GIANFRANCO BARUCHELLO

Fino al 20 gennaio, al Mata – Ex Manifattura Tabacchi di Modena, Gianfranco Baruchello presenta la videoinstallazione “Doux comme saveur (A partire dal dolce)”, prodotta da Fondazione Modena Arti Visive e realizzata in collaborazione con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e la Fondazione Baruchello di Roma. I video che compongono l’installazione, proiettati negli spazi del Mata per la prima volta dopo il recente restauro delle pellicole originali, sono parte di un progetto dell’artista sul sapore dolce, con interviste a filosofi, critici, poeti e artisti della cultura francese. Nel 1978 Baruchello concepisce un progetto che prevedeva la realizzazione di un libro in copia unica e un film di interviste sul tema del sapore dolce. Il libro-oggetto prende forma attraverso la raccolta, in fotocopia, da parte dell’artista, di disegni, ritagli di riviste e giornali, appunti: circa 150 pagine, rilegate con una copertina in cartone spesso. Un anno dopo, a Parigi, il libro costituisce il punto di partenza per una lunga serie di interviste. Le conversazioni condotte dallo stesso Baruchello, prendono avvio da riflessioni sul dolce e sulla dolcezza: dal latte materno alle favole (la casa di marzapane di Hänsel e Gretel), dal ricordo del sapore dolce al mito, tra simbolo e realtà, cultura, antropologia e società. Gli intervistati erano sia operai, immigrati e pasticceri, sia importanti esponenti del mondo della cultura tra cui filosofi, scrittori e psicoanalisti del calibro di Jean-François Lyotard, Félix Guattari, David Cooper, Pierre Klossowski, Alain Jouffroy, Paul Virilio, Gilbert Lascault e Noelle Chatelet.

RAVENNA: LA GUERRA E LA GRANDE ARTE

Il contrario della guerra non è la pace ma il dialogo, il conflitto dominato, la dialettica. E’ il tema della mostra “War is over. Arte e conflitti tra mito e contemporaneità”, fino al 13 gennaio al Museo d’Arte della città di Ravenna. Il fulcro della mostra è costituito da un nucleo di artisti “storici” che hanno declinato le tematiche della guerra in modi diversi e financo opposti, dalla propaganda bellico-futurista di Marinetti a De Chirico che con I gladiatori (1922), rilegge la violenza della guerra mondiale con il filtro di una classicità depurata ed eterna. Picasso con l’opera Jeux des pages (1951) torna a una riflessione sui disastri della guerra iniziata nel 1937 con Guernica e che si concluderà con le due grandi composizioni del 1952 intitolate La Guerre e La Paix. I nostri due più grandi artisti del secondo Novecento, Lucio Fontana e Alberto Burri, esprimono con sensibilità diversissime la lacerazione che i danni del secondo conflitto hanno provocato prima di tutto nelle coscienze, cui si unisce la voce sonora e indignata di Renato Guttuso. Un nucleo di grande suggestione della mostra è costituito dal “corpo a corpo”, attraverso i secoli, di immagini guerresche: il vaso con scene di battaglia tra greci e troiani e il frammento marmoreo con un legionario romano, Il Portabandiera di Rubens e l’addio di Ettore e Andromaca di De Chirico, fino al guerriero postmoderno per eccellenza, il maestro Joda di Guerre Stellari. Ai teatri di guerra fanno riferimento, tra gli altri, Christo, William Kentridge (che si ricollega a De Chirico), Jake & Dinos Chapman, col loro minuzioso catalogo degli orrori, Gilbert&George, reporter dei conflitti urbani, Alfredo Jaar e Robert Capa. I vecchi e nuovi miti aleggiano nell’opera di Robert Rauschenberg, nel denso e magmatico mare di Anselm Kiefer, nella denuncia di Fabre (nascosta sotto una coltre cangiante) in Andy Warhol e Hermann Nitsch, mentre sono esercizi di libertà le opere di Mimmo Paladino, Marina Abramovic, Michelangelo Pistoletto, Emilio Isgrò.

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