Roma, 28 dic – Nonostante questo clima, le previsioni di crescita inizialmente sembrano in rialzo a livello globale, e anche l’Italia sembrerebbe beneficiarne: secondo il World Economic Outlook Update di gennaio del Fondo monetario internazionale per il 2018 la crescita italiana è stimata nell’ordine dell’1,4%, per il 2019 dell’1,1%, rispettivamente un miglioramento di 0,3 e 0,2 punti sull’ultima stima del Fmi. Tassare la ricchezza, le proprietà e i consumi; allargare la base fiscale riducendo il carico, tagliare la spesa corrente: sono le tre strade suggerite all’Italia dal Fondo monetario internazionale per intraprendere “un piano di risanamento di bilancio credibile e ambizioso per incanalare il debito in una traiettoria di calo” che porti il rapporto debito/Pil al 129,7%, e poi nel 2020 al 127,5% e al 116,6% nel 2023. Secondo la Corte dei Conti però “il miglioramento dei risultati economici e dei conti pubblici conseguito dall’Italia negli ultimi anni non consente di abbassare la guardia. L’uscita dalla recessione e la ripresa non pongono, infatti, ancora termine alle difficoltà quotidiane di tante famiglie”. Già a maggio però la Commissione Europea sottolinea che gli sforzi strutturali fatti dall’Italia per il 2018 “sono pari a zero” e che la crescita nel 2019 si fermerà, mentre l’Istat evidenzia che 4 famiglie su 10 in Italia non hanno un reddito da lavoro e più tardi, a giugno, sforna il dato più rilevante: così poveri non siamo stati mai, da quasi quindici anni a questa parte, visto che nel 2017 si stimano in povertà assoluta in Italia 1 milione e 778mila famiglie in cui vivono 5 milioni e 58mila individui: rispetto al 2016 la povertà assoluta cresce in termini sia di famiglie sia di individui, e non era così alta dal 2005. In queste condizioni si arriverà, a dicembre, alla ‘battaglia’ con l’Unione Europea.