Roma, 2 gen – “La trattativa è ancora aperta, i lavoratori in sciopero, l’esito altamente incerto. Una storica industria dolciaria italiana (la fondazione è del 1860), Pernigotti, rischia di lasciare definitivamente l’Italia”. Lo scrive Il Fatto Quotidiano in uno speciale dedicato ai grandi marchi del made in Italy volati all’estero. “Nel 2013 l’azienda è stata ceduta dalla famiglia Averna (quella dell’amaro) ai fratelli turchi Toksoz, proprietari di un florido gruppo multinazionale attivo in settori che vanno dalla farmaceutica, alla viticoltura, all’energia. Il progetto di Toksoz era quello di spingere torroni e gianduiotti italiani nei mercati asiatici e degli Stati Uniti. Ma la realtà è che sul marchio e sullo stabilimento di Novi Ligure si è puntato poco. In cinque anni gli investimenti sono più che dimezzati, i due fratelli a Novi Ligure si sono visti di rado, in compenso c’è stato un continuo turnover di amministratori delegati. Così il fatturato cala, il bilancio va in perdita, meno 8,2 milioni nel 2017; per il 2018 ci si attende una perdita a due cifre. I Toksoz ripianano i debiti e, nel novembre scorso, comunicano la chiusura dello stabilimento, per trasferire la produzione in Turchia, dove la manodopera costa meno della metà (già le creme spalmabili vengono dal Bosforo, dove c’è una produzione di nocciole di alta qualità). Altre ipotesi sono quelle di affidare in Italia a terzi la produzione o vendere del tutto azienda e marchio. Il ministero dello Sviluppo Economico sta tentando una mediazione, finora senza successo; così come si sono rivelate vaghe le offerte di salvataggio da parte di altre aziende italiane, in prima fila la Sperlari (che peraltro è controllata dal 2017 dai tedeschi)”. (red)