Roma, 4 gen – “Nella legge di bilancio, approvata con le forzature procedurali e le contorsioni costituzionali che abbiamo denunciato dentro e fuori dalle aule parlamentari, compaiono i resti del reddito di cittadinanza, sopravvissuti all’aggiustamento delle cifre concordato con l’Europa dopo la grottesca balconata di qualche settimana prima. Si passa ora dalla poesia alla prosa, vale a dire alla fase applicativa. Le notizie che giungono dagli ambienti del ministero del lavoro, imprecise e contraddittorie, confermano l’impressione di dilettantismo e pressapochismo che avvolge l’esperienza di governo dei 5Stelle e, comunque, sono tali da moltiplicare inquietudine e allarme, soprattutto sul versante degli italiani all’estero”. Così Angela Schirò, deputata del Pd eletta all’estero. “Già al primo accenno di una soglia di sbarramento riguardante il requisito del periodo di residenza in Italia richiesto agli stranieri per poterne usufruire, avevo posto con chiarezza un quesito: che ne sarà degli italiani all’estero? Quesito rimasto, naturalmente, senza risposta da parte di chi non ancora riesce a trovare il bandolo della matassa per gli stessi italiani residenti in Italia, figuriamoci per gli altri – continua Schirò -. I giornali dicono che per escludere lo straniero, che è la strategia più visibile che questa maggioranza e questo governo perseguono, s’intende portare il periodo di residenza legale dai due anni del ‘reddito di inclusione’ a dieci anni”. (PO / SEGUE)