Roma, 16 gen – “Le imprese italiane ed europee si trovano a dover fronteggiare
principalmente due tipologie di ostacoli che, al di là del voto di ieri, sono
legati all’evento della Brexit in sé; il rifiuto dell’accordo aumenta l’incertezza
e questo rende più complesse le strategie degli operatori – spiega ancora il Csc –
Ci sono prima di tutto i problemi per le imprese multinazionali che hanno scelto il
Regno Unito come base logistica o che comunque hanno delle attività sul territorio
britannico e sono parte di catene del valore distribuite su base europea e
potrebbero dover rivedere alcune scelte organizzative per adattarsi al mutato
contesto; inoltre molte imprese multinazionali si appoggiano alla piazza di Londra
per la gestione dei servizi finanziari, vi è quindi la possibilità che ci possano
essere aumenti del costo del credito per le imprese. In seconda battuta ci sono
tutti gli ostacoli che le imprese esportatrici italiane si troveranno a dover
affrontare quando il Regno Unito uscirà dal mercato unico. Aver rimesso sul tavolo
l’eventualità di un ‘no deal’ implica la possibilità che si ricada in uno scenario
in cui, almeno per un periodo e per determinate categorie di prodotto, si potrebbe
finire per utilizzare le regole tariffarie del WTO”. (Roc)