Roma, 17 gen – L’Ingv ha stimato l’indicatore grafico greenness di esposizione al
verde, il Normalized Difference Vegetation Index (NDVI), attraverso misurazioni
da satellite. Mentre il DepLazio ha fornito l’indicatore di greyness, Residential
Surrounding Greyness, e la composizione del territorio, usando la classificazione
Corine Land Cover (CLC), programma sviluppato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente
per il rilevamento e il monitoraggio delle caratteristiche di copertura e uso del
territorio. Arpa Emilia-Romagna, infine, ha raccolto i dati su esposizione
individuale al biossido di azoto (NO2) e vicinanza a strade ad alto traffico. I
dati sono stati elaborati e associati alla georeferenziazione delle residenze
degli scolari per l’analisi statistica avanzata. Una bassa esposizione (NDVI) al
greenness si associa ad un più alto rischio di sintomi nasali (naso chiuso, naso
che cola e prurito). I bambini che vivono in aree di tessuto urbano continuo,
densamente cementificate, riportano più sintomi oculari e generali, come cefalea
e stanchezza, rispetto a quelli che vivono in aree di tessuto urbano discontinuo,
meno cementificate. La prossimità (<200 m), poi, a una strada ad alto traffico
determina un aumento del rischio dei sintomi oculari (bruciore, lacrimazione,
sensazione di sabbia negli occhi) e nasali. Con elevate esposizioni a livelli di
biossido di azoto (NO2 ≥ 60 μg/m3), il rischio di sintomi generali aumenta.
“Sebbene l’inquinamento outdoor dell’area selezionata non sia influenzato da
emissioni di specifiche fonti, come presenza di industrie o di traffico urbano”,
aggiunge La Grutta, “i ricercatori hanno riscontrato, comunque, una lieve
sintomatologia oculare associata a livelli di inquinante outdoor (biossido di
azoto) superiore al valore limite annuale per la protezione della salute umana
(NO2 ≥ 40 μg/m3). Da qui l’idea di poter estendere le stesse metodologie
integrate di analisi ad aree simili al fine di verificare lo stato di salute dei
bambini residenti”. (BIG ITALY / SEGUE)