Roma, 21 gen – Come ha spiegato Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction «“Figli del destino” si situa nella nostra linea editoriale che guarda al passato creando relazioni con il presente per costruire il futuro. La Memoria è, infatti, il fondamento identitario del nostro Paese ed il servizio pubblico ne è il custode. La fiction è responsabile nei confronti dello spettatore-cittadino. È particolarmente importante, quindi, raccontare quando ci sono lacerazioni di questo tipo, perché le ferite terribili aiutano a non dimenticare, e a far sì che non riaccada più. Rai1ha una platea generalista e trasversale, in cui la percentuale di giovani e bambini è molto ampia, perché mette insieme le famiglie. I giovani non conoscono la persecuzione ed altri aspetti meno noti delle leggi razziali, come l’esclusione dallo studio, l’isolamento sociale. In ‘Figli del destino’, oltre alla storia delle persecuzioni, si snoda un racconto originale delle ‘vessazioni minori’, come le definisce Lia Levi, gli effetti di tutte quelle regole stabilite con le leggi razziali che hanno mortificato i diritti di base della convivenza civile, togliendo agli ebrei i diritti quotidiani. Come afferma Liliana Segre ‘il tempo lenisce, è caritatevole’”. Proprio la senatrice a vita Liliana Segre ha descritto così “Figli del destino”: “Rivedendomi pensavo di essere più turbata, invece, mi sono commossa perché ho capito che il lato più importante è la gioia dei ragazzi salvati, soprattutto confrontato al mio destino. Gli altri tre ragazzini raccontati in ‘Figli del destino’ avevano incontrato persone buone che hanno rischiato moltissimo per salvarli, io non ho avuto questa fortuna. Sono dovuta diventare così vecchia per vedere una docufiction con spirito completamente libero, dimenticando anche me stessa in un certo qual modo, solo per privilegiare, una volta di più, il bene”. Lia Levi ha evidenziato: “È molto importante raccontare queste storie, basta che un filone di bene funzioni per aver degli effetti, perché la memoria non è ricordo, è elaborazione. Sulla memoria, infatti, si lavora. Solo così si aiutano i giovani e non solo. Pur se ho vissuto quel periodo con questa docufiction ho appreso anche io». (PO / SEGUE)