Roma, 21 gen – Il regista Marco Spagnoli ha sottolineato: “L’anomalia di ‘Figli del destino’ è la storia raccontata al plurale, supportata anche dall’idea dell’altro regista, Francesco Miccichè, di un punto di vista e prospettiva dal basso della messa in scena. Altro aspetto importante è il racconto del dopo, perché le conseguenze delle leggi razziali non finiscono il 25 aprile con la liberazione dell’Italia, ma si sono ripercosse nella vita privata di questi bambini, e non solo. C’ è stata, inoltre, un’ampia selezione nel casting per rendere più spontaneo possibile il racconto, non si è voluta, infatti, dare troppo responsabilità ai bambini. Abbiamo lavorato molto anche sui costumi per dare una ricostruzione storicamente corretta». I materiali di repertorio sono forniti dal CDEC (Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), dall’Istituto Luce- Cinecittà, da Rai Teche e dall’United States Holocaust Memorial Museum. (PO / Pep)