Lugano, 21 nov – Il vicepresidente della Commissione esteri della Camera, on. Franco Narducci, è intervenuto oggi alla Tavola rotonda organizzata a Lugano, dalla Suva, l’assicuratore più grande in Svizzera nel campo dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni, per informare sul problema degli ex lavoratori italiani esposti all’amianto in Svizzera. Narducci ha esordito affermando che “ora che i danni provocati dell’amianto sono generalmente riconosciuti, in molti si interrogano su a chi attribuire la colpa della catastrofe che è stata prodotta”. Ma “la catastrofe amianto – ha continuato– colpisce ancora le popolazioni di paesi come l’America Latina, la Cina e l’Africa, e non si arresta nemmeno davanti alle conoscenze di cui oggi disponiamo”. Narducci ha anche messo in evidenza che “per evitare ulteriori danni alle persone occorre concentrare gli sforzi sull’informazione riguardante la manutenzione e il controllo dei materiali contenenti amianto, poiché l’eliminazione, mediante bonifica, dell’amianto è il presupposto per tutelare in futuro la salute dei cittadini. Ma vi è – ha sottolineato – un evidente bisogno d’informazione e di formazione delle persone addette alla bonifica dell’amianto. Le prime domande che pongono i lavoratori italiani residenti in Svizzera che durante la loro attività professionale sono venuti a contatto con l’amianto riguardano il grado di pericolo che hanno corso e sulle forme di prestazioni garantite dal sistema di sicurezza sociale svizzero” ha poi spiegato Narducci sottolineando però che “anche l’intensità delle domande riguardanti il tipo di prestazioni erogate dal sistema previdenziale italiano non è di poco conto. Sul versante dei lavoratori italiani ex emigrati in Svizzera e ora residenti in Italia si deve prima di tutto sottolineare l’evidente ritardo dell’informazione – ha proseguito il parlamentare eletto all’estero – manca una quantificazione attendibile dei colpiti da patologie riconducibili alla loro esposizione all’amianto. Si deve ritenere – ha fatto notare Narducci – che numerosi ex emigrati colpiti da malattie professionali, che di regola insorgono dopo anni, si siano rivolti al sistema sanitario italiano”.
(Cam)