Roma, 21 nov – Poi sull’iniziativa che ricorda con maggiore orgoglio Donati dice: “Senza dubbio la promozione dell’italiano accostata all’Opera Lirica, questa è una delle ultime forme di arte che è indiscutibilmente legata al nostro Paese. La soddisfazione è che in tutto il mondo si ha consapevolezza che per cantare l’opera lirica è necessario imparare l’italiano”. L’Istituto di Cultura di Tokyo inoltre possiede la più fornita biblioteca di Tokyo nel campo dell’Italianistica con un patrimonio di 12mila volumi in lingua italiana e 3mila e 500 in lingua giapponese, un’emeroteca e una videoteca. Infine Luciana Rocchi, che ha alle spalle diverse esperienze come direttore in città come San Francisco, Edimburgo, Madrid e Praga, ha spiegato come le attività siano legate al Paese in cui si opera: “Dipende dalla sensibilità culturale del Paese. Ricordo una mostra di oggetti laici di cultura ebraica al Museum of Honor di San Francisco a cui parteciparono solo 15 persone inclusi gli addetti ai lavori. Un flop inaspettato – ammette l’ex direttrice – che ci ha fatto rendere conto come San Francisco non sia rivolta verso l’Europa. Le attività dell’Istituto sono legate a ciò su cui punta il Paese in cui si opera, non c’è uno strumento preciso. Più conosci il Paese – prosegue Rocchi – più hai disposizione diversi strumenti per far avvicinare a loro modo le persone a tutto quello che può offrire l’Italia. La lingua italiana trova sempre persone disposte ad impararla – conclude Rocchi –, sia perché sia ha voglia di avvicinarsi alla nostra cultura sia perché può servire per aspetti commerciali”.
(Cld/Caf)