Roma, 23 gen – “Sulle prime ho pensato a uno scherzo. Il signore che mi ha telefonato lunedì si chiama Giorgio Giorgi. Nell’avanspettacolo lavoravo con un attore che aveva lo stesso nome e mi sono detto `vuoi vedere che è un nipote che vuole fare teatro?’ Invece questo Giorgi è il portavoce del ministro della Cultura, che mi ha convocato da lui per comunicarmi ufficiosamente la nomina. Nell’incontro al ministero, Alberto Bonisoli mi ha detto solo che si trattava di una carica istituzionale all’Unesco, senza entrare nei particolari”, poi “mentre aspettavo il taxi sotto al ministero della Cultura e non vedevo l’ora di togliermi la cravatta, perché col mio collo alla ‘Modiglieni’ mi sentivo impiccato, arriva di corsa il ministro e dice ‘niente taxi, lei viene con me’. Di Maio aveva deciso di presentarmi subito, di fronte al governo”. Così Lino Banfi, in una intervista al Corriere della Sera, esprime ancora il suo stupore per la nomina a rappresentante dell’Italia nella Commissione Unesco. Spiega poi che a Conte “ho dato del tu per pugliesità e per romanesità, lui si è messo a ridere e si è detto onorato”. E Di Maio? “Lo avevo visto al festival di Venezia e mi aveva detto ‘interrogami pure, conosco tutti i tuoi film a memoria’. Poi, per i miei 82 anni, mi ha portato un mazzolin di fiori nella mia orecchietteria. Questo ragazzo mi ha commosso dicendomi ‘non me ne frega niente per chi voti, mi stai simpatico e ti voglio bene’”. E aggiunge: Sono tutti e due di ‘Bolzeno’ come me ed essendo meridionali hanno una forza camaleontica che sta diventando capacità politica. Di Maio ha 32 anni, ma si fa valere come un cinquantenne. Quando stanno insieme procedono in sincrono come le coppie affiatate, nella vita o in palcoscenico. Diamogli il tempo di fare e vediamo che succede”. (SEGUE)