Roma, 30 gen – Il modello proposto dai due autori troverebbe una soluzione anche un altro problema che ha tenuto occupati i cosmologi negli ultimi anni, riguardo alla costante di Hubble – l’attuale tasso di espansione cosmica. Il dibattito riguarda discrepanza che è stata trovata tra le stime della costante di Hubble nell’Universo locale, basate su dati provenienti dalle supernovae, e quelli basati sulle osservazioni della missione spaziale Planck sul fondo cosmico a microonde nell’Universo primordiale. “Il nostro modello – sottolinea Risaliti – è piuttosto interessante perché potrebbe risolvere due enigmi nello stesso momento, ma dovremo analizzare molti più modelli in dettaglio prima di poter risolvere questo mistero cosmico”. Secondo gli autori, questo ultimo risultato dovrà essere confermato da ulteriori misure, ma è certo che l’utilizzo dei quasar come traccianti dell’espansione dell’Universo apre un nuovo interessante ramo della cosmologia osservativa, che potenzia ed estende a tempi finora inesplorati quelli conosciuti finora. (red / PO / BIG ITALY)