Roma, 1 dic – Per questa ragione la quota sul totale non è preminente. L’Italia vanta quote import di assoluto rilievo riguardo – ad esempio – al prosciutto crudo (quota del 78%), olio d’oliva (60%), paste alimentari (72%), pomodori pelati (80%), vini fermi (14%), formaggi (8%). Per non parlare del successo che alcuni imprenditori italiani stanno avendo in Giappone, come per esempio Eataly che, con la collaborazione di Slow Food, due mesi fa ha aperto a Tokio uno store già amatissimo dai giapponesi, superando in soli due mesi ogni più ottimista previsione di vendite. E’ per questa ragione che il sistema camerale ha puntato in prima battuta sul settore agroalimentare nella missione programmata. Agli operatori giapponesi e alle autorità nipponiche (tra le quali un ruolo molto importante riveste la Jetro, l’agenzia giapponese che si occupa di promozione degli investimenti) verranno presentate alcune delle specialità del “buon cibo” italiano: da alcune delle migliori produzioni vitivinicole toscane, piemontesi, venete e pugliesi all’acqua di Fiuggi, dall’olio del senese, alle Delizie dell’orto, passando per lo Zabov, le droghe per salumi e le torte di nocciole cuneesi. Ad affiancare le imprese agroalimentari, anche alcune aziende sistema casa, settore soggetto negli ultimi anni ad una perdita progressiva di peso sul mercato nipponico, sia a causa della concorrenza di prezzo dei paesi asiatici, favoriti anche dalla vicinanza geografica, sia forse dalla mancanza di una proposta di articoli di dimensioni adatte ai ristretti spazi delle abitazioni giapponesi. Si aggiungono barriere non tariffarie quali severe norme di sicurezza e standard tecnici peculiari del Giappone, che rappresentano ostacoli non facilmente superabili. Alle imprese locali, quindi, vengono presentate le opportunità d’affari di alcune aziende altamente specializzate in arredamenti da bagno, elementi componibili per mobili e design.
(Caf)