Roma, 8 feb – “Prodi va ascoltato: la partecipazione alle primarie deve essere forte. E il giorno dopo bisogna aprire a tutti, anche a chi ha lasciato il Pd. Non si può dire che il Paese è in pericolo e poi inchiodarsi a rancori e veti”. Intervistato da Repubblica, il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, al fianco di Nicola Zingaretti dopo gli anni con Matteo Renzi, prova a tenere insieme la spinta “pacificatrice” del governatore del Lazio e quella innovatrice di Carlo Calenda, col suo manifesto per le Europee “che però non può escludere nessuno”. Pensa anche lei, come Prodi, che Zingaretti possa essere un «padre» per il Pd? Una sorta di pacificatore? “Conosco bene Nicola e la sua qualità più importante è la capacità di unire. Ed è anche positivo che sia una persona lontana dal conflitto politico e dalla litigiosità interna degli ultimi annidi governo”. “Zingaretti mi pare il candidato più adatto a dare un segnale di cambiamento, a far capire che si apre una fase nuova, dopo la sconfitta del 4 marzo. In secondo luogo, è quello che può assicurare più di altri l’apertura a forze e sensibilità diverse, che sono contro il governo ma non si riconoscono nel Pd. Se poi non mi sono messo in questa battaglia come supporter è perché temevo, se l’avessi fatto, di lacerare ancora la nostra comunità”. Quando parla di aprire a sensibilità fuori dal Pd si riferisce a Leu? Anche Prodi ha detto di lasciarsi alle spalle “le diatribe, gli isterismi e le liste di proscrizione di questi anni”. “Non discuto di questo o quel dirigente, mi interessa ci si rivolga agli elettori. Bisogna ricostruire un terreno comune con chiunque non si rassegni al declino e alla deriva populista e sovranista”. (red)