Roma, 14 feb – “Personalmente, guardo con particolare attenzione all’Africa. In un articolo sul Corriere del 17 dicembre, Angelo Panebianco spiega che la salvezza della società aperta europea dipenderà da un eventuale massiccio sviluppo economico proprio dell’Africa. Uno sviluppo capace di assorbire e poi rallentare la prevista espansione demografica di quel Continente che nel 2050 potrebbe toccare i 2 miliardi di individui. L’Europa che ho in mente deve stimolare l’Africa a crescere con una politica europea di sostegno allo sviluppo rifondata, più intensa e coordinata. Va superata la logica dell’‘aiuto’ in quanto tale”. Lo scrive il vicepremier e ministro dell’Interno rispondendo ad un invito mossogli la scorsa settimana dal Corriere della Sera a chiarire quale collocazione internazionale abbia in mente per l’Italia. Ricorda quindi che “nella mia missione in Ghana di novembre, ho approfondito questa prospettiva con il presidente Nana AkufoAddo, che può essere considerato come uno dei migliori interpreti di una nuova filosofia sintetizzabile nello slogan ‘Africa beyond aid’. Dopo 60 anni di indipendenza, il Ghana si propone come un esempio di stabilità e di successo economico. La chiave sta nell’aver abbracciato l’audace missione di costruire ‘un Ghana al di là degli aiuti’; con lo scopo di ispirare più in generale ‘un’Africa al di là degli aiuti’, aprendo il Paese a nuove forme di partnership con gli Stati che intendono vedere nell’Africa soprattutto un’opportunità. L’ambiziosa sfida del presidente Addo è stimolare una positiva transizione per il continente africano nel suo complesso. Come riuscirci? Attivando partnership in cui il valore è co-costruito assieme, fianco a fianco: non più ‘aiuto’ in una logica assistenziale, dunque, bensì progettualità condivisa. Lavorando sia sul fronte interno (la società ghanese) sia su quello esterno (i ghanesi nel mondo). Ecco, questa è la direzione in cui voglio portare l’Italia. Renderla protagonista nel Mediterraneo, con un rinnovato ruolo europeo (non abbiamo nulla da invidiare a Francia o Germania) e nel quadro di una nuova prospettiva di rapporto con l’Africa. Un grande continente che ci pone problemi seri ma anche opportunità che vanno colte. Facendo sì che anche i giovani africani vedano nella propria terra il contesto naturale di espressione e realizzazione di sogni e progetti. Questo, per me, è rispettare l’Africa”. (SEGUE)