Roma, 9 dic – “I giovani hanno la possibilità di costruire la mappa del mondo dell’emigrazione. Sono curioso di vedere quale disegno verrà fuori. Io punto a costruire una comunità di valori, di identità, multi culturale, che abbia la capacità di identificarsi e di trasmettere questi valori”. Domani, con una cerimonia ufficiale alla Camera dei deputati, prende il via la prima Conferenza dei giovani italiani nel mondo, che proseguirà fino a venerdì presso la sede della Fao: ai 424 giovani ‘oriundi’ selezionati in tutto il mondo, il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica affida la speranza e il compito di disegnare la mappa presente dell’emigrazione italiana e, possibilmente, delinearne le prospettive future. Una prospettiva illustrata a partire dal logo stesso della Conferenza. “Una I e una G che sorreggono una palla, un mappamondo blu senza segni, dove non c’è distinzione tra i paesi – spiega Mantica – un simbolo che ho voluto io e che mi ha fatto scoprire un giovane artista nel Burkina Faso: spetta all’uomo infatti disegnare il nuovo mondo, con i suoi desideri, le sue passioni, il suo agire. Sarà lui l’artefice del nuovo mappamondo dell’emigrazione. Questo mi aspetto dai giovani che saranno a Roma”. A loro il governo mette a disposizione un’occasione (la prima, alla quale nelle intenzioni del sottosegretario con delega agli italiani nel mondo dovranno fare seguito altre a breve), per incontrarsi e discutere intorno ai temi in programma: la cultura, la lingua, l’informazione, il lavoro, l’identità, la partecipazione. “Mi aspetto dai giovani di capire come l’italiano emigrato vuole partecipare a una collettività cui appartiene per motivi di sangue anche se non la frequenta giorno dopo giorno – spiega Mantica -; per quanto riguarda il lavoro, come confrontarsi con un modello globalizzato per capire quale sono le esperienze di formazione migliori. Cultura e lingua poi sono elementi unificanti tra di loro”. E’ la somma di tutto questo, spiega il sottosegretario, che risponde alla domanda fatidica: “cosa è l’identità italiana?”.
(SEGUE)