Roma, 18 feb- “Da un lato l’affermarsi rapidissimo delle tecnologie di informazione finisce per limitare il potere sovrano degli stati, trasferendone simultaneamente almeno parte delle prerogative, sia verso l’alto, a beneficio di attori non statuali svincolati da qualsiasi controllo nazionale (ad esempio, le cinque multinazionali private detentrici del sapere digitale dell’umanità), sia verso il basso, dando potere al singolo individuo, al punto da regalargli l’illusione dell’interlocuzione diretta con il potere politico, a detrimento della democrazia parlamentare e della tenuta dei corpi intermedi. Dall’altro lato, l’impiego del capitale prevalentemente nella finanza speculativa, anziché quale fattore di produzione ha accresciuto a dismisura la divaricazione fra il reddito dei più abbienti e quello dei più poveri, causando patologiche concentrazioni della ricchezza che hanno inasprito il malcontento e le rivendicazioni di strati sempre più ampi delle nostre società”. E’ quanto si legge nel rapporto Ispi 2019 “La fine di un mondo, nelle conclusioni affidate a Giampiero Massolo. “La combinazione dei due fenomeni ha finito per impattare significativamente sull’ordine mondiale, sommandosi al rapido progresso delle tecnologie produttive e a una globalizzazione mal governata, che hanno ulteriormente annichilito intere categorie professionali, indebolito le classi medie, ridisegnato le gerarchie tanto “dentro” che “fra” i diversi sistemi socio-economici, trasferendo benessere e opportunità di promozione sociale dalle economie mature a quelle emergenti, specie dell’Asia e dell’America Latina”.
(Sis)